Giustizia, Delmastro e Bartolozzi si dimettono. Meloni: «Lasci anche Santanchè»
Roma. Andrea Delmastro si è dimesso. Il sottosegretario alla Giustizia con delega alla Polizia Penitenziaria, membro di spicco di Fratelli d’Italia ed ex avvocato di Giorgia Meloni, lascia dopo la sconfitta del centrodestra al referendum sulla giustizia e in seguito all’ennesimo caso politico che lo ha travolto durante il suo mandato. Anche la capa di Gabinetto del ministro Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, ha rassegnato le dimissioni. a forte rischio anche la ministra del Turismo, Daniela Santanché: in una nota di Palazzo Chigi, Meloni «esprime apprezzamento per la scelta (di Delmastro e Bartolozzi, ndr) di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione. Auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè». Nordio, fanno sapere da Via Arenula, dovrebbe restare al suo posto.
Il caso Caroccia
Delmastro è finito al centro delle polemiche per i suoi rapporti d’affari con la famiglia di Mauro Caroccia, condannato come prestanome del clan camorristico Senese. Il sottosegretario alla Giustizia era parte, assieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia, della società Le 5 Forchette srl, costituita a Biella (sua città natale) nel dicembre 2024, in cui risultava socia anche Miriam Caroccia, figlia diciottenne di Mauro. Secondo le ricostruzioni, l’attività era collegata al locale Bisteccheria d’Italia di via Tuscolana a Roma, dove il sottosegretario aveva cenato in più occasioni con il suo staff.
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Mauro Caroccia è stato condannato per intestazione fittizia di beni aggravata dall’agevolazione del clan Senese. Delmastro, che ha lasciato la società nel febbraio scorso, ha respinto le accuse sul piano politico, sostenendo di essere uscito dall’operazione appena appresa la reale situazione e rivendicando la propria storia di lotta alla mafia. Le ricostruzioni pubblicate in seguito hanno aggiunto nuovi elementi, tra fotografie, incontri precedenti (anche alla presenza di Bartolozzi, immortalata da una foto nel locale) e il fatto che Caroccia, sempre secondo le ricostruzioni, avrebbe lavorato come dipendente nel ristorante. Circostanze, emerse alla vigilia del voto referendario, che hanno aumentato la pressione politica e mediatica sul sottosegretario, fino alle sue dimissioni.
«Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia», ha dichiarato in una nota. «Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il presidente del Consiglio».
Gli altri scandali
Prima di questo scandalo, Delmastro era stato coinvolto in altri episodi che avevano imbarazzato il governo Meloni. L’episodio più pesante riguarda la diffusione al deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli (suo coinquilino a Roma) del contenuto di una nota riservata del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) sulle conversazioni in carcere dell’anarchico Alfredo Cospito con detenuti al 41-bis. Quelle informazioni furono poi usate da Donzelli in Parlamento contro alcuni esponenti del Partito democratico andati a trovare Cospito in carcere. Nonostante i pubblici ministeri avessero chiesto l’archiviazione e poi, in aula, l’assoluzione, Delmastro fu rinviato a giudizio e il 20 febbraio 2025 il Tribunale di Roma lo ha condannato in primo grado a otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio, con un anno di interdizione dai pubblici uffici.
Un altro caso politico scoppiò il 4 dicembre 2023, quando Delmastro, intervenendo ad Aosta a un’iniziativa di Fratelli d’Italia sulla giustizia, disse che il governo avrebbe «spezzato le reni» al correntismo della magistratura. La frase provocò forti reazioni perché richiamava uno slogan storicamente associato a Benito Mussolini e l’opposizione chiese le sue dimissioni, accusandolo di usare un linguaggio intimidatorio verso le toghe.
Nel novembre 2024, durante la presentazione di un mezzo della polizia penitenziaria destinato al trasporto di detenuti sottoposti al 41-bis, Delmastro disse che per lui era «un’intima gioia» far sapere ai cittadini «come noi non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro oscurato». Le parole suscitarono un’ondata di critiche da opposizioni, avvocatura e associazioni, che le giudicarono incompatibili con il ruolo di un sottosegretario alla Giustizia, soprattutto in un contesto segnato dal sovraffollamento carcerario e dalle tensioni sul sistema penitenziario.
Il caso Bartolozzi
Anche Giusi Bartolozzi è stata investita da un caso politico-istituzionale nelle settimane del referendum sulla giustizia. La capa di Gabinetto di Nordio è finita al centro delle polemiche per alcune frasi pronunciate in una tv privata siciliana a sostegno del Sì, nelle quali aveva attaccato una parte della magistratura usando espressioni molto dure (la aveva definita, tra le altre cose, «plotone di esecuzione»). Le parole hanno provocato le reazioni delle opposizioni e acceso un caso politico, mentre Nordio in una prima fase aveva difeso la sua collaboratrice auspicando però delle scuse pubbliche. La vicenda si è intrecciata con il fronte giudiziario perché Bartolozzi è indagata nel caso Almasri per false informazioni al pubblico ministero in relazione alle dichiarazioni rese nell’ambito dell’inchiesta sulla mancata adozione di un provvedimento nei confronti del generale libico, arrestato in Italia su mandato della Corte penale internazionale e poi rimpatriato con un volo di Stato dopo la sua scarcerazione per un vizio di procedura.
