Invalidità, nuove regole: in Canavese è già caccia ai medici certificatori
Ivrea
Nei patronati del Canavese è diventata la scena di questi giorni: telefonate a raffica, persone che arrivano con l’aria spersa e sempre la stessa domanda, «da dove devo cominciare?». C’è chi è reduce da un tour forzato tra studi medici, chi ha già speso 200 euro senza riuscire a venirne a capo, chi semplicemente non ha idea di quale sia il primo passo per chiedere l’invalidità civile con le nuove regole. «Siamo nella fase del pellegrinaggio – allarga le braccia Luca Cortese, segretario generale Uil Canavese – la gente ci chiama smarrita: non trova un medico certificatore, chiede se possiamo “prestarne” uno noi».
Intanto, allo sportello, gli operatori si ritrovano a spiegare che il percorso non parte più dal medico di famiglia obbligato a fare gratuitamente il certificato, ma da un “medico certificatore”, spesso privato e a tariffe totalmente libere. Quello che si riflette qui da inizio mese è solo la faccia più concreta di una sperimentazione partita il 1° marzo anche nella provincia di Torino, prevista dal decreto legislativo 62/2024 sulla disabilità, sperimentazione in corso in altre 40 province italiane che smetterà di essere tale dall’anno prossimo, quando il nuovo meccanismo andrà a regime in tutta Italia. Sulla carta doveva semplificare, producendo un unico verbale per invalidità civile, legge 104, cecità e sordità, con una valutazione multidimensionale e un “progetto di vita”; nei fatti sta intasando gli sportelli e lasciando i cittadini più fragili davanti a una corsa a ostacoli fatta di certificati a pagamento, medici quasi introvabili e attese lunghissime. Il collo di bottiglia è proprio lì, sui medici certificatori: «Per poter operare devono essere profilati dall’Inps, avere firma digitale e requisiti formativi caricati, ma molti non hanno ancora completato l’iter, mentre i medici di base, che non hanno l’obbligo di farli, lavorano già in regime di stra‑overbooking e nel 90‑99% dei casi dicono di no», spiega Cortese. Il certificato è ora il primo e unico atto per avviare la nuova valutazione “di base unitaria” dell’Inps, da cui decorre anche il diritto all’eventuale prestazione economica. In pratica, accade che chi prova a chiedere l’invalidità deve arrangiarsi, pagare compensi che nelle grandi città arrivano a 250‑300 euro a certificato e sperare che la propria documentazione venga valutata senza errori, spesso solo tramite un esame “agli atti” e senza visita per accorciare i tempi. Per tamponare il caos, i patronati stanno costruendo una rete parallela di medici disponibili a lavorare in sede con tariffari più contenuti – intorno ai 120 euro – e a prendere in carico subito la pratica, dall’invio del certificato ai ricorsi in caso di rigetto. La Uil con Ital in questo senso è la prima a essersi già organizzata, Inca Cgil lo farà da aprile, il patronato Cisl/ Inas sta testando questo servizio di supporto a Torino e «se sarà necessario, lo decentriamo portandolo anche qui in Canavese», fa sapere Stanislao Patalani. Insieme al lavoro di sportello in sede di patronato, i sindacati chiedono che il problema venga affrontato anche politicamente: più informazione, accordi con i medici di famiglia, utilizzo in prospettiva degli ospedali di comunità come punti di concentrazione dei certificatori, fino a convenzioni e tariffe calmierate. Sul fondo resta un interrogativo di sistema: la nuova procedura prevede una semplificazione che riduce il ruolo delle Asl nel processo di accertamento, centralizzando queste competenze in capo all’Inps, e però è ancora l’Inps che esamina le domande di invalidità, con proprie commissioni mediche.
«Se a valutare le domande è lo stesso ente che andrà a pagare le prestazioni dov’è la terzietà? – avverte Cortese – così rischiamo più rigetti, più ricorsi e una serie di diritti negati, soprattutto per chi è già fragile, malato, anziano o in difficoltà economiche». «Con la nuova procedura è fondamentale farsi assistere da un patronato: sia quando la prestazione viene riconosciuta, perché per ottenere materialmente il beneficio bisogna comunque compilare il modello Ap70 o usare lo Spid con passaggi tutt’altro che intuitivi, sia quando la domanda viene respinta, perché solo il patronato può aiutare gratuitamente la persona a capire se il rigetto è fondato o meno».
Inoltre, rivolgendosi al patronato fin dall’inizio, si può fissare l’appuntamento, fare il certificato con il medico (che resta a pagamento), ed «essere presi in carico lungo tutto l’iter: qualunque cosa succeda, il patronato segue e assiste la persona».
