La popillia japonica si diffonde ancora, 1.210 trappole posizionate nel 2025 in Piemonte
CALUSO
Per l’agricoltura, in particolare per viti e frutteti, oltre al clima che cambia, l’allarme dello scorso anno è stato rappresentato dalla popillia japonica. Il coleottero orientale che infesta anche il Piemonte ha causato danni ingenti nella passata stagione, colpendo il Canavese, in particolare la zona di Caluso e i territori dell’Eporediese tra Settimo Vittone e Carema. La diffusione si è ampliata anche alla Valle d’Aosta. Le misure di contrasto messe in campo dalla Regione Piemonte nelle zone infestate sono state ingenti e gli agricoltori sperano che possano essere stati sufficienti a ridurre il numero di coleotteri che agiranno su vigneti e piante da frutto durante il 2026. Soltanto le trappole, del tipo “attract and kill”, posizionate in tutta la Regione lo scorso anno sono state 1.210.
Il piano d’azione 2025
La Regione Piemonte ha reso noti i dati del piano d’azione messo in campo lo scorso anno sull’intero territorio, compreso il Canavese e compreso l’aeroporto di Caselle, tra i luoghi sensibili da sorvegliare costantemente. I siti monitorati in merito alla proliferazione delle larve sono stati 48, quelli monitorati perché a rischio di diffusione passiva sono stati 172, mentre la lotta al coleottero ha comportato il posizionamento di 1.210 trappole “attract and kill” con rete insetticida. Le zone di diffusione si sono ampliate: non solo più il Piemonte, ma anche la Valle d’Aosta, dove sono in corso monitoraggi.
L’operazione di prevenzione in vista del 2026 ha coinvolto il territorio e il Settore fitosanitario della Regione Piemonte. Nelle zone infestate gli interventi sono cominciati con il rilevamento dello sfarfallamento degli adulti, a cui è seguita l’analisi della popolazione di insetti durante la stagione di volo. I controlli sulle trappole sono avvenuti a maggio e a ottobre. In merito, invece, alle reti trattate con insetticida di lunga durata, sono state utilizzate in agricoltura con l’obiettivo di contenere gli insetti dannosi alla produzione e allo stoccaggio di derrate alimentari: all’interno della rete, appunto, è stato inserito l’attrattivo per la popillia japonica. In Valle d’Aosta, dove l’insetto è monitorato dal 2023, la densità è cresciuta negli ultimi anni. Solo in Bassa Valle sono state installate 10 trappole nel 2025 e sono stati catturati 73.636 adulti durante la stagione.
I siti a rischio e la diffusione
I siti a rischio per la proliferazione della popillia japonica sono numerosi, dalle aree industriali alle aziende di autotrasporti, dalle stazioni ferroviarie ai campi sportivi e da gioco, dalle aree di campeggio e picnic ai centri commerciali fino alle piscine e, tra questi, sono stati 172 i siti monitorati e 67 quelli trattati. Di questi, 29 con insetticida per esemplari adulti, 16 mediante contenimento delle piante che attraggono il coleottero e 23 tramite sfalcio. Inoltre, sono stati posizionati 629 cartelli informativi, che indicano di fare attenzione alle auto: se un coleottero finisce a bordo, infatti, c’è il rischio di propagazione in altre zone. Sono avvenute, inoltre, le ispezioni visive in 1.964 siti, attraverso il monitoraggio degli adulti sulla vegetazione, mentre 239 sopralluoghi sono avvenuti nelle aziende vivaistiche e specializzate in produzione di tappeti erbosi. Oltre ai territori in cui era già presente, come il Calusiese e l’Eporediese, la popillia japonica è stata rinvenuta anche in altre zone del Canavese, da Alpette a Forno, da Frassinetto a Locana, da Ingria a Ribordone, da San Colombano a Ronco Canavese e altre segnalazioni sono arrivate dalla Valle d’Aosta.
L’analisi dei dati
Abbiamo analizzato i dati piemontesi della stagione 2025 e le possibili previsioni per il 2026 insieme a Gian Luigi Orsolani, presidente di Confagricoltura Torino e produttore vinicolo di San Giorgio: «La diffusione della popillia ormai è arrivata a coprire 2/3 del Piemonte. Anche l’Astigiano è stato compromesso e si sta salendo, con presenze registrate anche in Valle d’Aosta. È uno scenario disastroso, perché il coleottero è aggressivo e difficile da debellare. Lo dimostra l’esperienza degli Stati Uniti d’America, che ci convivono da circa un secolo e cercano di limitarla. In Canavese, dove è presente da circa tre anni, nel 2025 ha rappresentato un problema molto serio e spaventa il fatto che ogni esemplare deponga in media 60 uova. Significa che per la nuova stagione ci dovremo aspettare, di nuovo, un attacco enorme». La speranza è che l’inverno possa aver aiutato a ridurre il numero di larve che muteranno: «Abbiamo avuto un inverno più freddo del solito, ma anche piovoso, il che significa che le larve sono scese più in basso nel terreno, in un ambiente maggiormente al riparo dalle temperature rigide. Le larve si rintanano anche a 20 centimetri di profondità, ma speriamo che la popolazione si sia in parte ridotta. Resta il fatto che ci aspettiamo un attacco forte anche quest’anno. La Regione sta monitorando attentamente la popolazione, per conoscerne sviluppo e diffusione e il lavoro di prevenzione con le trappole attract and kill è utile, perché funzionano bene».
Le proposte per il 2026
Orsolani, quindi, fa una proposta: «Sarebbe utile promuovere corsi e permettere anche agli agricoltori di usare queste trappole dopo un’opportuna formazione. Le criticità, inoltre, sono maggiori per chi opera nel mondo del vino biologico, un ambiente di riproduzione privo di armi efficaci contro la popillia. Gli insetticidi per il biologico, infatti, sono inutili contro il coleottero. Chiediamo di poter essere formati e di non lasciare solo il settore biologico, che è in crescita, attraverso deroghe per l’utilizzo di insetticidi utili a debellare la popillia. Ora attendiamo delle risposte in merito».
Il posizionamento delle trappole, per Orsolani, è cruciale nella lotta alla popillia: «Per le viti a pergola il posizionamento delle reti anti-insetto non è pensabile, come non lo è per i noccioli e altri alberi da frutto, quindi chiediamo una deroga dove il tendaggio è impossibile da posizionare. Una diffusione capillare delle trappole potrebbe fare da deterrente a questa invasione, mentre ora c’è chiaramente uno squilibrio tra il numero di trappole sul territorio, nonostante sia ingente, e quello dei coleotteri. Stiamo vedendo adesso, con la potatura dei vigneti, le conseguenze della massiccia presenza della popillia lo scorso anno. Molte piante sono in cattive condizioni, morenti: faranno foglie e frutti? Ce lo auguriamo». —
