La destra si “prende” la Scuola della magistratura: la presidenza a Mauro Paladini, il candidato di Mantovano
A quattro giorni dal referendum, Meloni, Nordio e Mantovano inviano un segnale ben preciso sul futuro delle toghe se per caso dovesse prevalere il Sì sulla separazione delle carriere. Alla Scuola della magistratura, come aveva anticipato il Fatto quotidiano, finisce l’era di Silvana Sciarra e inizia quella di Mauro Paladini. Con un secco sei a quattro. Sciarra non ritira neppure la scheda. Mentre Paladini annuncia la sua candidatura. Vincono i rappresentanti mandati a Scandicci dal Guardasigilli Carlo Nordio. Perdono i togati eletti dal Csm. Paladini, per giunta, fa parte del Comitato Sì riforma, giusto quello costruito ad hoc per il referendum da Mantovano. Un segnale chiarissimo della direzione in cui andrà la Scuola, come fa notare più di un magistrato preoccupato per questa elezione.
L’ex presidente della Corte costituzionale Sciarra, indicata dal Pd nel 2014, viene bocciata dai giudici e dai laici di destra per il rinnovo della presidenza della Scuola superiore della magistratura, dov’era stata votata due anni fa. Al vertice le subentra Paladini, il professore di diritto privato a Milano Bicocca che, nelle sue note biografiche presenti sul sito della stessa Scuola, non ha solo la sua città di nascita, giusto Lecce, la stessa del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha sponsorizzato fortemente la sua candidatura, ma anche l’appartenenza alla più cara creatura dello stesso Mantovano, il Centro studi Rosario Livatino. Paladini, in questi due anni di Scuola, si è anche distinto per la sua impronta ideologica decisamente conservatrice nella gestione dei corsi sia per i giovani magistrati in tirocinio, sia per quelli già in ruolo. Una delle definizioni che più gli viene attribuita è quella di aver parlato dei bambini che nascono con l’utero in affitto qualificandoli come “corpi di reato”.
La “bocciatura” di Sciarra, come vedremo per due voti di differenza, è maturata in un clima di fortissima conflittualità nel direttivo della Scuola. Ma soprattutto segna una clamorosa rottura rispetto al passato e ai 14 anni di vita della Scuola stessa. Quando, al vertice, si sono avvicendati tre presidenti, il costituzionalista milanese Valerio Onida (purtroppo scomparso), l’ex presidente dei costituzionalisti italiani Gaetano Silvestri, il giurista della Cassazione Giorgio Lattanzi, tutti e tre ex giudici della Consulta, nonché ex presidenti della medesima. Nelle tre riconferme del passato – obbligatorie per statuto al bivio dei due anni – non si sono mai registrate polemiche, tensioni e scontri come oggi.
Ma nell’era Meloni-Nordio tutto è diventato possibile, anche appropriarsi della presidenza di una Scuola che gestisce una decina di milioni di euro l’anno e rappresenta una potente macchina di formazione per i magistrati. Va da sé come l’elezione odierna rappresenti un chiaro segnale di come anche la Scuola di Scandicci, oltre alle altre due sedi di Roma e Napoli, debba virare decisamente a destra. La Sciarra, giuslavorista allieva di Gino Giugni, non poteva andar bene per quella che Mantovano e i suoi considerano la mission di trasformare le toghe italiane in altrettante “bocche della legge”, che non discutono, ma applicano meccanicamente le norme.
Ma eccoci alla cronaca della mattinata. È durata non più di una novantina di minuti la riunione del direttivo. È iniziata alle 11, alle 12 Paladini ha ufficializzato la sua candidatura alla presidenza alternativa a Sciarra, alle 12.30 il voto. Sciarra non ha neppure ritirato la scheda. L’esito ha visto da un lato tutti e cinque i componenti scelti due anni fa dal Guardasigilli Carlo Nordio, a partire dallo stesso Paladini. Con lui la toga in pensione Ines Maria Luisa Marini, ex presidente della Corte d’Appello di Venezia, e stretta amica di Nordio. Gli avvocati Federico Vianelli, da Treviso, cioè la città di Nordio, e il fiorentino Pier Lorenzo Parenti, nonché il professore di diritto tributario Stefano Dorigo, anche lui di Firenze. Con loro ha votato, dando la vittoria a Paladini, Loredana Nazzicone, toga della Suprema corte in quota Magistratura indipendente, nel 2024 votata dal Csm tra i sei componenti del direttivo, che in più di un’occasione ha contestato la gestione Sciarra.
Si sono opposti gli altri componenti togati scelti dal Csm, dalla Cassazione Gian Andrea Chiesi, Roberto Gianni Conti e Vincenzo Sgubbi, e il pm di Firenze Fabio Di Vizio. Assente il quinto rappresentante perché è stato costretto a rinunciare il procuratore di Viterbo Mario Palazzi, toga della sinistra di Area, a cui il Csm non ha concesso il doppio incarico, procuratore con un 30 per cento di lavoro per la Scuola, nonostante fosse rientrato in gioco, e inserito nel direttivo dalla stessa Sciarra, dopo un ricorso alla giustizia amministrativa che gli aveva dato ragione. Fuori anche il giudice milanese Roberto Peroni Ranchet, di cui avrebbe preso il posto, che era stato rimesso in ruolo dopo la nomina di Palazzi.
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