Libano, Padre Pierre El Raii: il sacrificio di un uomo di pace
Nel Libano, in Cisgiordania si continua a morire, anche per l’evolversi dell’attacco portato da Netanyahu e Trump contro l’Iran. Tra i tanti che passano per “danni collaterali”, nel cinico vocabolario militare, ha molto colpito la vicenda di Pierre El Raii. Il parroco maronita di Qlayaa, nel sud del Libano al confine con Israele. Un uomo che aveva la stima di tutti, ucciso durante un’operazione militare mentre era impegnato a soccorrere un fedele.
Il sacerdote è stato ricordato nella Giornata di preghiera e digiuno, promossa dalla Cei venerdì 13 marzo contro la sciagurata escalation bellica in Medio Oriente. Nella Chiesa oggetto di costanti critiche e divisioni accompagnate da un calo di fedeli e vocazioni sono fondamentali figure come quella di padre Pierre portatore del vero messaggio cristiano e fautore un prezioso dialogo interreligioso, portato avanti quotidianamente in luoghi ad alto rischio.
Non a caso sia Papa Leone XIV (”il suo sangue sia seme di pace”) che il cardinale Zuppi, uomo di elevato spirito diplomatico (con un gran lavoro per la pace tra Russia e Ucraina), hanno sottolineato l’impegno costante del religioso verso la sua comunità, in un’area critica come quella del confine tra Libano e Israele, auspicando che le comunità cristiane continuino la loro missione, fondamentale per riprendere un cammino di pace stabile e duratura.
Padre Pierre era intervenuto, insieme ad alcuni giovani parrocchiani, per aiutare due persone rimaste ferite per i colpi sparati da un carro armato israeliano. Mentre era impegnato nei soccorsi il religioso è stato colpito da un altro colpo che non gli ha lasciato scampo.
Padre PIerre, 50 anni, ordinato sacerdote nel 2014 e parroco di Qlaya dal 2021, era un punto di riferimento per la comunità cristiana di centinaia di famiglie di Qlayaa, che resiste nel Libano dilaniato di oggi. Un campione nel dialogo interreligioso e di impegno sociale verso tutti. Non a caso al suo funerale era presente, oltre al comandante delle forze libanesi, generale Rudolf Haykal, anche mons. Elias Kfoury, metropolita greco-ortodosso di Sidone, Tiro e Marjayoun, che ha ribadito l’importanza dell’unità ecumenica dei cristiani del sud di fronte alla minaccia esistenziale.
Tutti nel paese ricordano Pierre, insieme ad altri religiosi ortodossi, per l’appello rivolto a tutti gli abitanti di non abbandonare la loro terra, disobbedendo all’ordine di evacuazione delle autorità israeliane.
Il pastore si era anche impegnato nel pregare i musulmani dei paesi vicini a non chiedere rifugio ai villaggi cristiani, in modo da evitare la presenza di irregolari armati che potevano mettere a rischio la comunità.
Intanto continua lo stillicidio vittime tra cristiani che si rifiutano di abbandonare i loro villaggi e che restano uccisi o feriti da droni e proiettili volanti e attacchi israeliani che hanno recentemente colpito anche alcuni soldati dell’Unifil, impegnati in quella “linea blu”, da tempo al centro degli scontri tra le milizie scite di Hezbollah e l’esercito israeliano. Questo I
in un quadro in cui tutto sembra spostarsi a nord per lasciare spazio all’avanzata di Tel Aviv. Una situazione bellica difficile da documentare e una situazione sociale davvero critica per gli abitanti che resistono a viverci.
La scomparsa di padre Pierre ha ulteriormente reso difficile il clima per chi ostinatamente non vuole andar via da una realtà di numerosi paesi e villaggi, con oltre 1500 famiglie, che resiste nonostante la penuria di cibo e di carburante. Una terra di campi di tabacco e di ulivi in parte distrutti dagli incendi fatti divampare dagli israeliani. Un vero crimine nel crimine.
Presenza cristiana a rischio in Medio Oriente
Comunità cristiane un tempo numerose, anche in Iraq e Siria, con il tempo si sono ridimensionate, tanto da rischiare di sparire. Da tempo è sempre più alto il rischio che in Terra Santa e il Medio Oriente rimangano privi della presenza dei cristiani che, per il cardinale Parolin: “i cristiani sono parte integrante di quella realtà, e, di fronte a guerra, destabilizzazione e all’odio che aumenta, che certo non favorisce la loro presenza, occorre insistere per trovare vie pacifiche di soluzione“.
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