Trump spinge gli alleati in guerra: “Esigiamo supporto militare a Hormuz”. L’Europa prende tempo, Tajani: “Non siamo coinvolti”
L’Europa fa finta di non sentire, così Donald Trump fa alzare la voce all’ambasciatore americano alle Nazioni Unite, Mike Waltz, nel tentativo di coinvolgere nella protezione delle navi che transitano da Hormuz anche gli alleati. “Il presidente Trump si rivolge al mondo intero, affermando che l’intera comunità globale è coinvolta – ha affermato il diplomatico in un’intervista alla Cnn – L’Iran non può tenere in ostaggio le vostre economie. Noi, pertanto, accogliamo con favore, incoraggiamo e persino esigiamo la vostra partecipazione per tutelare le vostre stesse economie”.
Nella nottata tra sabato e domenica, il tycoon aveva infatti chiesto a “numerosi Paesi colpiti dalle prepotenze dell’Iran” di contribuire alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz: “Non solo si sono impegnati, ma ritengono si tratti di un’ottima iniziativa”, ha detto in un’intervista telefonica alla Nbc, ostentando pieno controllo della situazione. “Non voglio dire nulla” anche se “è possibile”, ha replicato alla domanda se la Marina Usa avrebbe cominciato a scortare le navi.
La realtà, però, è un’altra. Lunedì è convocato il Consiglio Affari Esteri a Bruxelles dove si discuterà anche della posizione da prendere riguardo alla situazione nello Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha invocato unità per fornire agli Stati Uniti una risposta compatta da parte dell’Ue. E a domanda diretta su un possibile coinvolgimento dell’Italia nel supporto militare ai cargo in transito vicino alle coste iraniane ha però risposto: “Non siamo coinvolti in operazioni militari su Hormuz. Nessun Paese europeo ha dato disponibilità militare per forzare Hormuz”.
Timide e quasi nulle le adesioni internazionali, al momento. La Corea del Sud “valuterà con attenzione” la richiesta, precisando di sperare che “la rete logistica marittima globale torni rapidamente alla normalità”. Simile risposta è stata fornita dal Giappone, che non esclude l’invio di navi, pur ammettendo “che la disputa è ancora in corso, si tratta di una questione che dobbiamo valutare con cautela. Ritengo che l’asticella sia molto alta”, ha detto Takayuki Kobayashi, esponente di vertice del Partito Liberal Democratico.
Lunedì sarà più chiaro quale posizione assumerà l’Europa, sempre che ne emerga una unitaria. Di certo c’è da tenere di conto la promessa di rappresaglia già lanciata da Teheran che ha invitato gli altri Paesi “ad astenersi da qualsiasi azione che possa portare un’escalation e a un’estensione del conflitto”.
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