Ministro dello Sport dell’Iran rivela: “Non andremo ai Mondiali di calcio negli USA”. Gli scenari per l’Italia nei playoff
La crisi geopolitica in Medio Oriente irrompe anche nel calcio internazionale e rischia di avere conseguenze dirette sul percorso verso i Mondiali 2026 di calcio. L’Iran, qualificato sul campo alla prossima fase finale della rassegna iridata, potrebbe infatti non partecipare al torneo in programma tra giugno e luglio negli Stati Uniti, Canada e Messico.
A rendere esplicita questa possibilità è stato il ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donyamali, che ha parlato apertamente di rinuncia alla competizione dopo l’escalation militare delle ultime settimane. La decisione sarebbe legata al conflitto esploso dopo i bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani a partire dal 28 febbraio, attacchi durante i quali è stato ucciso anche la guida suprema del Paese, l’ayatollah Ali Khamenei.
Nel corso di un’intervista televisiva, Donyamali ha spiegato senza lasciare margini a interpretazioni: “Da quando questo Governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non ci sono più le condizioni per partecipare alla Coppa del Mondo“.
Il ministro ha poi ampliato il quadro, collegando la possibile rinuncia alla situazione militare e alle perdite subite dal Paese: “A causa delle misure dolose adottate contro l’Iran, ci sono state imposte due guerre nel giro di otto o nove mesi, e diverse migliaia di nostri connazionali sono stati uccisi. Pertanto, non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di partecipare in questo modo“. Parole che aprono uno scenario inedito per il torneo iridato.
La compagine iraniana aveva ottenuto la qualificazione diretta attraverso le eliminatorie asiatiche e, secondo il calendario attuale, dovrebbe disputare tutte le partite della fase a gironi negli Stati Uniti. Il debutto è previsto il 15 giugno a Los Angeles contro la Nuova Zelanda, seguito dal confronto con il Belgio il 21 giugno nella stessa città e dalla sfida con l’Egitto il 26 giugno a Seattle.
Il calendario lascia intravedere anche un possibile incrocio con i padroni di casa. Se entrambe le squadre chiudessero al secondo posto nei rispettivi gruppi, potrebbero affrontarsi in un ottavo di finale a Dallas il 3 luglio. Uno incrocio oggi remoto, ma che diventerebbe automaticamente impossibile in caso di boicottaggio.
Le tensioni attorno al calcio iraniano erano già emerse durante la Coppa d’Asia femminile disputata in Australia. In quell’occasione sei giocatrici avevano deciso di restare nel Paese ospitante dopo aver ottenuto visti umanitari dal governo australiano. La vicenda aveva attirato l’attenzione anche dell’amministrazione statunitense: il presidente Donald Trump aveva dichiarato che Washington sarebbe stato pronto a concedere visti umanitari qualora Canberra non lo avesse fatto.
Se il boicottaggio diventasse ufficiale, il torneo si troverebbe improvvisamente con un posto vacante nel tabellone. Ed è qui che entrano in gioco le possibili conseguenze per altre squadre, comprese quelle europee impegnate nei playoff.
Il regolamento FIFA non offre una procedura automatica. L’articolo 6.7 stabilisce semplicemente che: “La FIFA deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione e adotterà qualsiasi misura ritenuta necessaria. La Fifa potrà decidere di sostituire la federazione partecipante in questione con un’altra associazione”.
In buona sostanza, l’organismo internazionale avrebbe piena libertà di scelta: ripescaggio, sostituzione con una squadra dello stesso continente o soluzione alternativa. La situazione viene osservata con particolare attenzione anche dall’Italia, impegnata nei playoff europei alla ricerca del pass per il Mondiale.
Gli azzurri guidati da Gennaro Gattuso puntano ovviamente a qualificarsi sul campo, ma l’eventuale rinuncia iraniana potrebbe aprire uno spiraglio inatteso qualora si creasse un meccanismo di ripescaggio per completare il quadro delle partecipanti. Al momento si tratta soltanto di ipotesi. Una delle prime candidate a subentrare potrebbe essere l’Iraq, tra le squadre asiatiche rimaste fuori per un soffio dalla qualificazione diretta. Il 31 marzo è infatti in programma lo spareggio tra l’Iraq e la vincente della sfida tra Bolivia e Suriname, partita che potrebbe indirettamente assumere un peso ancora maggiore nel nuovo scenario.
Per ora non esiste alcuna decisione ufficiale. Molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto e dalle eventuali comunicazioni formali della federazione iraniana alla FIFA. Se il boicottaggio venisse confermato, la rassegna iridata perderebbe una delle squadre già qualificate e il torneo entrerebbe in un terreno regolamentare poco esplorato.
