Ivrea, raddoppio binari: «Opera strategica, ma priorità ai tratti meno onerosi»
IVREA. La sfida del futuro per la linea ferroviaria Aosta-Ivrea-Torino, una volta conclusi i lavori di elettrificazione (previsti a fine anno), è quella del raddoppio selettivo dei binari. Nel settembre scorso Rfi ha presentato a Ivrea il Docfap (Documento di fattibilità delle alternative progettuali) che prevede tre opzioni progettuali: una più cauta, basata sulla sola regolarizzazione dei collegamenti Aosta–Ivrea; una intermedia, che inserisce nuove relazioni metropolitane verso Torino senza cambio a Chivasso; e una più ambiziosa, che unisce i raddoppi a un’accelerazione dei regionali veloci Torino–Aosta. L’associazione Utenti ferrovia Chivasso-Ivrea-Aosta interviene nel dibattito con una posizione articolata. Ne parliamo con il presidente Mirko Franceschinis e con Agostino Petruzzelli, tra i fondatori dell’associazione.
Qual è la vostra valutazione sull’incontro e sui contenuti presentati da RFI?
«Accogliamo con favore il fatto che temi come il raddoppio della linea e l’inserimento di Ivrea nel Servizio Ferroviario Metropolitano siano finalmente al centro del confronto istituzionale. Sono obiettivi che perseguiamo da anni. Il confronto è stato utile e la condivisione delle slide da parte di RFI rappresenta un segnale di trasparenza».
Entriamo nel merito dei tre scenari di raddoppio illustrati. Qual è il vostro criterio di valutazione?
«Il principio guida deve essere il rapporto tra costi e benefici. Più basso è il costo per chilometro, mggiore potrà essere l’estensione del raddoppio e più significativo l’impatto sulla riduzione degli incroci e dei tempi di percorrenza».
Quali tratte presentano maggiori criticità dal punto di vista infrastrutturale?
«Molti dei tratti ipotizzati comportano opere complesse: gallerie sotto centri abitati, ponti sulla Dora Baltea, interventi in aree geologicamente instabili. Pensiamo, ad esempio, a Borgofranco–Ivrea o alla tratta Settimo Tavagnasco–Ivrea, che richiederebbero interventi onerosi come la galleria del Crist o nuovi ponti. Anche tra Mercenasco e Caluso si porrebbe il problema della galleria e del consolidamento della collina».
Esiste invece un tratto più semplice da realizzare?
«Sì. Il raddoppio Caluso–Chivasso non presenta opere d’arte particolarmente impegnative. È un segmento strategico e realizzabile con minori complessità tecniche. Anche la cosiddetta Bretella Est di Chivasso, che auspichiamo da tempo, non comporterebbe attraversamenti critici e potrebbe migliorare la fluidità del nodo».
Avete sollevato anche il tema della tratta Ivrea–Strambino, esclusa dagli scenari. Perché?
«Non comprendiamo l’esclusione. In quei circa dieci chilometri non sono necessarie nuove opere rilevanti. Il ponte sul Chiusella, ricostruito dopo l’alluvione del 2000, è già predisposto per ospitare il doppio binario. Sarebbe un intervento coerente con l’obiettivo di aumentare rapidamente la capacità della linea».
Qual è, in sintesi, la vostra proposta?
«Procedere per gradi, da sud verso nord, iniziando da Chivasso–Caluso e privilegiando i tratti meno onerosi. In prospettiva, il raddoppio completo fino a Ivrea deve restare un obiettivo strategico. Siamo favorevoli anche a interventi tra Ivrea e Aosta, ma sempre con attenzione a evitare, dove possibile, raddoppi in corrispondenza di ponti e gallerie particolarmente costosi».
Capitolo orari: quanto pesa la tratta Chivasso–Torino sull’attuale assetto?
«Incide moltissimo. La capacità tra Chivasso e il passante di Torino condiziona l’intera linea. I lavori in corso consentiranno l’introduzione di due nuove linee SFM, la 5 e la 8. Quest’ultima oggi è prevista tra Torino Lingotto e Chivasso, ma potrebbe essere prolungata fino a Ivrea».
Cosa cambierebbe con l’estensione della SFM 8 a Ivrea?
«Sarebbe un passaggio storico. Ivrea entrerebbe finalmente nel sistema metropolitano. I treni Ivrea–Chivasso non sarebbero più vincolati alle coincidenze con i regionali veloci Torino–Milano e gli orari potrebbero essere ripensati in funzione del servizio metropolitano. Resterebbero invariati solo i diretti Aosta–Torino, che devono mantenere l’integrazione con i collegamenti interregionali».
Questo comporterebbe una revisione degli incroci sulla linea?
«Certamente sì. I punti di incrocio tra Ivrea e Chivasso andrebbero ridefiniti, tenendo conto dei tratti raddoppiati e di quelli ancora a binario unico. È un’opportunità per costruire un assetto più efficiente».
Un’ultima questione riguarda il Movicentro di Ivrea.
«In fase di realizzazione erano stati predisposti tre binari di attestamento per il SFM sul lato sud. Successivamente furono smantellati, perché Ivrea non venne inserita tra le stazioni porta del servizio. Tuttavia la sede è ancora disponibile. Ripristinare quell’assetto sarebbe un segnale concreto di volontà politica».
Il messaggio dell’associazione è chiaro: puntare su interventi sostenibili, realizzabili in tempi certi e capaci di produrre benefici tangibili. Perché il potenziamento della Chivasso–Aosta non resti un progetto sulla carta, ma diventi finalmente un’infrastruttura all’altezza delle esigenze del territorio.
