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Green Days all’Argot Studio di Roma fino al 31 maggio

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di Alessia de Antoniis

Ci sono ventenni che mettono in scena eventi politici che non hanno vissuto.
Genova 2001, l’assassinio di Giacomo Matteotti, le teorie del complotto che attraversano l’Europa contemporanea: materiali storici che appartengono alla memoria di altre generazioni e che oggi tornano sulla scena attraverso lo sguardo di chi allora non c’era.

Succede con Green Days – Nel tempo che resiste, la rassegna teatrale under 35 curata da Dominio Pubblico all’Argot Studio di Roma – con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea” – , dove una direzione artistica partecipata composta da under 25 seleziona cinque spettacoli per interrogare il presente partendo dal passato.

Non è solo una programmazione teatrale. È un tentativo di capire cosa significhi oggi resistere, quando la memoria storica sembra allontanarsi e le nuove generazioni ereditano conflitti politici, precarietà e polarizzazione che non hanno contribuito a creare ma che si trovano a vivere.

Dopo “Il futuro ha i giorni contati” e “Che ne sarà di noi?”, quest’anno il tema della rassegna è “Nel tempo che resiste”.

Ne abbiamo parlato con Tiziano Panici, direttore artistico del progetto, e con Lorenzo Bitetti, Nicoletta Calabrese, Anna Cipriani, Alessia Fine, Manuela Guida, Francesca Maddalena, il gruppo di giovani del progetto DAP Green Days.

Ma cosa significa, per una direzione artistica under 25, resistere oggi?

Nelle scorse edizioni – ci rispondono – abbiamo lanciato delle richieste d’aiuto: la prima edizione con temi attuali caratterizzati da un’evidente urgenza, mentre la seconda è stata un vero e proprio urlo per far sentire la nostra voce.

Quest’anno, arrivati alla terza edizione, cerchiamo delle risposte ed esprimiamo il desiderio di cambiamento in maniera diversa, raccontando il passato e cercando di comprendere cosa ci ha portato alla situazione attuale. Resistenza è memoria ma è, in questo momento, anche possibilità e speranza nel cambiamento.

Che idea di presente esce dai vari titoli?  È un presente che fa paura, o uno su cui si può ancora agire?

Gli spettacoli scelti riflettono il presente, sono lo specchio di una serie molto lunga ed eterogenea di istanze, problematiche, dinamiche ed emergenze collettive: l’arte si nutre di tutto ciò e assorbe il contemporaneo, riproponendolo in scena stravolto, trasformato. Vorremmo però sottolineare, come direzione artistica della rassegna, che questa rosa di spettacoli, mettendo in scena le criticità e le paure del nostro tempo, spinge chi guarda a porre l’attenzione sull’atto ribelle per eccellenza: il desiderare. Resistere oggi è, anche, desiderare. E allora il primo passo per raccontare un presente che non ci rappresenta, e a cui spesso è più facile guardare con paura, è proprio desiderare con forza e fino in fondo, rendendo impossibile l’indifferenza di fronte al mondo in cui viviamo.

Genova 2001, Matteotti, il Piano Kalergi: sono temi che i vostri genitori, forse i vostri nonni, hanno vissuto o temuto. Voi li avete scelti. È un gesto di eredità, di riappropriazione o di distanza critica?

Tutti quelli trattati sono tempi che sentiamo vicini: ne avvertiamo l’influenza sul presente. La scelta di promuoverli è dovuta alla necessità di comprenderli e avvicinarci a un passato che è sempre meno raccontato, quasi come fosse un tabù. Rispondiamo al bisogno di sapere e di ricordare, con lo scopo di avere consapevolezza del passato, nonostante non sia così lontano. E, di conseguenza, comprendere il presente.

Sono tutte tematiche forti: sentire il nome di Matteotti evoca qualcosa. Spesso alla GenZ non è così chiaro cosa sia avvenuto, eppure ne viviamo le conseguenze. L’intento è quello di ridurre la distanza tra passato e presente e riappropriarci di una storia che è anche nostra.

La nuova scena giovane oggi ha più coraggio politico di quanto si dica? E, in certi casi, anche più libertà di quanto si concedano i teatri più strutturati?

Ogni generazione vive una forma di contrasto con la precedente, forse quella attuale è però più evidente di altre. L’eredità che gli adulti stanno lasciando ai ventenni e ai trentenni – ancora giovani perché non riescono a raggiungere l’indipendenza economica – sembra peggiorare di giorno in giorno. Dal punto di vista politico, economico, culturale e sociale, la generazione Z, e di conseguenza la nuova scena artistica e culturale, sta cercando un riscatto che ancora fatica ad essere consistente, ma che parte proprio da luoghi come l’Argot Studio: spazi piccoli, raccolti, in cui, al contrario, forse, dei grandi teatri, le prime scintille di ribellione possono esprimersi liberamente. La scelta dei titoli di Green Days è una manifestazione di questo riscatto: che sia raccontando il G8, Matteotti, il complotto, ma anche i rapporti umani e l’ironia, abbiamo scelto degli spettacoli che pensiamo possano parlare di e con il mondo di oggi, a modo nostro e con coraggio.

Dominio Pubblico lavora da anni sulla formazione dello spettatore attivo e sull’audience development. Oggi, nel 2026, qual è la vera difficoltà? E quali strumenti che funzionavano prima adesso non bastano più?

Quando tutto è iniziato, nel 2013, i teatri romani vivevano una crisi d’identità storica che di solito precede un grande cambiamento. E così è stato. All’epoca strumenti come l’audience development o l’audience engagement erano a malapena conosciuti tra gli operatori e i direttori artistici italiani. Figuriamoci il concetto di DAP (direzione artistica partecipata). Oggi, dopo il Covid, strategie come quelle che abbiamo messo in campo dieci anni fa, sono state assimilate e utilizzate a larga banda in tutti i campi della cultura e non sono più delle novità: come l’uso dei social per comunicare la propria programmazione a fasce di pubblico diverso e, di solito, più giovane.

Quello che invece rimane essenziale è dare spazio e respiro a giovani formazioni artistiche che, soprattutto in teatro, necessitano di spazi e visibilità che le grandi strutture faticano a garantire. Ecco perché oggi il patto generazionale tra Dominio Pubblico e l’Argot Studio ha ancora senso. Ha ancora senso rimanere aperti per dare spazio e voce a una generazione di artisti e artiste che ha acquisito gli strumenti del presente per riflettere su se stessa, sulla società e sui tempi difficili che dovrà affrontare.

Questa è la vera grande sfida: continuare a interrogare il proprio tempo, e quindi anche il pubblico in sala, cercando di non perdere la memoria di ciò che ci ha preceduto, ma usandola come uno strumento per leggere e interrogare il presente. Si ricomincia da qui.

 I TALK dopo lo spettacolo. Quanto conta per voi non fermarsi alla visione, ma costruire attorno allo spettacolo uno spazio di confronto e persino conflitto?

I TALK dopo gli spettacoli sono una parte fondamentale della rassegna. Da sempre i progetti di DP vogliono andare oltre la semplice visione o promozione di uno spettacolo. Siamo curiosi di sapere cosa ha portato quell’artista a realizzare un determinato progetto e i momenti d’incontro sono un’occasione formativa per tutti: per noi, che possiamo entrare in dialogo con compagnie giovani ma professioniste; per gli artisti, che possono ricevere feedback e fare a loro volta domande; per il pubblico, posto nella condizione di dialogare con una nuova generazione di artisti a livello nazionale. Green Days inoltre è un progetto realizzato da una Direzione Artistica Partecipata, ovvero da un gruppo che dialoga e si confronta. Anche durante i Talk vogliamo aprirci al confronto, stavolta con il pubblico: dialogare significa creare un tempo che resiste.

GREEN DAYS – Nel tempo che resiste
Rassegna teatrale Under 35 a cura di Dominio Pubblico

Argot Studio – Roma
Via Natale del Grande 27

7–8 marzo
STOMACO
scritto e interpretato da Giorgia Mazzucato

18–19 aprile
TECNICHE DI LAVORO DI GRUPPO / Appunti per uno Schiuma Party
di e con Pietro Cerchiello
regia Ariele Celeste Soresina

25–26 aprile
IL CORPO DI MATTEOTTI
testo e regia Andrea Baldoffei
con Andrea Baldoffei e Riccardo Milani

16–17 maggio
IF (sulle possibilità di un incontro)
di e con Gaia Amico e Nicola Lorusso

30–31 maggio
KALERGI – Il complotto dei complotti
di Firmamento Collettivo
testo Luca D’Arrigo
regia Adele Di Bella

ORARI

Sabato 19:30
Domenica 17:30

Talk con le compagnie dopo la replica della domenica

BIGLIETTI

Intero 8 €
Ridotto 5 €

PROGETTO

Un progetto di Dominio Pubblico

Direzione artistica: Tiziano Panici

DAP Green Days:
Lorenzo Bitetti, Nicoletta Calabrese,
Anna Cipriani, Alessia Fine, Manuela Guida, Francesca Maddalena

In collaborazione con Argot Studio

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