Perché la Ferrari ha sbagliato strategia nel GP d’Australia: scelta prudente per evitare danni peggiori?
Errore o semplice prudenza? È la domanda che resta sospesa dopo quanto accaduto a Melbourne, teatro del primo appuntamento del Mondiale di Formula 1 2026. La strategia della Ferrari durante il Gran Premio d’Australia ha alimentato discussioni e dubbi: una scelta conservativa che, alla fine, ha fatto perdere terreno alla Rossa.
L’avvio della gara è stato quasi perfetto per la scuderia di Maranello. Charles Leclerc si è preso il comando, mentre Lewis Hamilton è balzato in terza posizione, con George Russell a fare da cuscinetto tra le due SF-26. Una situazione favorevole, costruita grazie a un ottimo spunto al via e a un primo stint competitivo.
La Mercedes, tuttavia, non si è scomposta, consapevole di avere più passo. Russell ha provato ad avvicinarsi, ma Leclerc ha replicato con grande precisione, mantenendo il comando e mostrando una SF-26 veloce e ben bilanciata.
Il momento chiave è arrivato al giro 12, quando il ritiro di Isack Hadjar (Red Bull) per un problema alla power unit ha attivato il regime di Virtual Safety Car. Una finestra strategica preziosa che il team di Brackley ha sfruttato immediatamente: dentro ai box sia Russell sia Andrea Kimi Antonelli, allora quarto. Ferrari, invece, è rimasta ferma.
Dal muretto è arrivata una decisione opposta: nessun pit stop né per Leclerc né per Hamilton. Una scelta che, di fatto, ha rinunciato al vantaggio della VSC, costringendo poi entrambe le Rosse a una sosta in regime di gara normale, con conseguente perdita di posizioni.
Dietro questa decisione c’era una valutazione precisa. A Maranello temevano che montare subito la seconda mescola significasse affrontare ben 46 giri con lo stesso set di pneumatici: uno scenario giudicato troppo rischioso in termini di degrado. Mercedes, al contrario, ha accettato la scommessa, forte della convinzione di avere un margine di prestazione sufficiente per gestire l’usura nel finale.
Col senno di poi, la scelta conservativa della Ferrari appare discutibile. Non tanto per la prudenza in sé, quanto per la mancanza di alternative. Non differenziare la strategia tra i due piloti – opzione che avrebbe potuto offrire almeno un piano B – ha lasciato Hamilton piuttosto perplesso e ha tolto alla squadra qualsiasi possibilità di mettere pressione agli avversari.
La sensazione, osservando lo sviluppo della gara, è che la Mercedes abbia avuto il controllo della situazione. Con un passo mediamente superiore e una strategia più aggressiva, il team guidato da Toto Wolff ha potuto gestire il ritmo e le scelte tattiche senza troppi condizionamenti. In questo contesto, la prudenza del Cavallino Rampante ha finito per trasformarsi in un limite. Non un errore clamoroso, forse, ma una decisione che ha mostrato una certa mancanza di fiducia nei propri mezzi.
