“Con 2,50 a consegna dobbiamo pagare tasse e affitto: così rischiamo la vita ogni giorno”, alla Camera le voci dei rider. Usb e M5s: “Subito contratto”
“Non si può continuare a rischiare la vita ogni giorno, sette giorni su sette e niente riposi, per due euro e cinquanta a consegna. Vogliamo un contratto vero“. Alla Camera dei deputati arriva la protesta dei rider, da giorni in mobilitazione insieme al sindacato Usb, per rivendicare l’assunzione di tutti i lavoratori, il riconoscimento della subordinazione e l’applicazione del contratto Ccnl Logistica, trasporto merci e spedizioni. Ovvero, “lo stesso inquadramento dei driver di Amazon, Gls, Brt, perché a uguale lavoro devono corrispondere stesse tutele, diritti e salario”, spiega Elena Lott, di Slang Usb.
Così, nel corso della conferenza “Emergenza rider, lavoro vero contratto vero!”, organizzata su iniziativa della deputata M5S Valentina Barzotti e moderata da Roberto Rotunno, giornalista del Fatto Quotidiano, a raccontare le proprie storie sono stati diversi lavoratori, come i rider Josè Antonio Gamboa Roca e Ilenia Berra. “Non chiediamo favori, ma dignità del lavoro“, spiegano, di fronte a salari da fame, scarsa sicurezza e diritti negati.
“I rider consegnano ogni giorno nel traffico delle grandi città, in condizioni climatiche avverse ed estreme, giorno e notte, con mezzi interamente a loro carico e senza adeguati dispositivi di protezione individuale. La bicicletta, lo scooter o la macchina usati per le consegne non sono un dettaglio: sono il primo strumento di protezione. Se il mezzo è precario, se la paga è bassa, se la manutenzione grava sul lavoratore, se la corsa contro il tempo per ottenere la consegna successiva diventa la regola, allora il rischio viene strutturalmente scaricato su chi lavora, mettendo a repentaglio la loro vita”, denuncia Usb.
E la conferma arriva dalle storie dei lavoratori: “Siamo in 40mila, molti rider sono immigrati. La competitività è alta non tanto tra noi lavoratori, ma con l’algoritmo. Perché dobbiamo stare al passo delle richieste. Questo sforzo porta a un facile esaurimento delle risorse psichiche e fisiche. Pedalando ogni giorno per sei ore sulla bici muscolare, sette giorni su sette, io ho rischiato un ictus. Ho avuto un’aritmia, ho dovuto chiedere soccorso e venire sottoposta a due procedure chirurgiche d’urgenza. Questo non è lavoro, è un sistema infernale“, denuncia Berra.
Tutto mentre la Procura di Milano con le sue inchieste ha scoperchiato un sistema evidente di sfruttamento: “I commissariamenti per caporalato non sono episodi marginali: sono la fotografia di un modello fondato su sfruttamento, precarietà e negazione sistematica di diritti. I rider hanno lavorato per anni come finte partite Iva, ricevendo compensi insufficienti, senza tutele piene, con il costo del mezzo e della sicurezza scaricato sulle loro spalle. La retorica dell’autonomia e del “lavoretto” occasionale è servita a lungo ad abbattere il costo del lavoro, ma oggi è ormai caduta”, ricorda Usb.
“A seguito dei gravissimi episodi di cronaca che sono emersi e che hanno riguardato le società Glovo e Deliveroo – ha spiegato la parlamentare M5s e componente della Commissione Lavoro, Barzotti – abbiamo scelto di mettere i riflettori su questa situazione e cercare di sensibilizzare il governo nell’ottica di recepire la direttiva comunitaria, in modo da garantire la subordinazione di questi lavoratori. È evidente che nell’attività dei ciclofattorini del food delivery non c’è nessuna libertà, nessuna autonomia di questi lavoratori che lavorano in situazioni di assoluta precarietà, a rischio salute e sicurezza sul lavoro. Ma su questo la ministra del Lavoro Elvira Calderone non sta proferendo una parola”.
“Queste società sono disinteressate alle leggi, arrivano e sfruttano”, ha spiegato l’avvocata giuslavorista Giulia Druetta, da anni impegnata in diverse cause che hanno visto come protagonisti i rider. “Bisogna far rispettare le leggi. E dopo che per tanti anni la politica si è fatta scavalcare dalla magistratura che è stata l’unica a intervenire per garantire tutele e diritti, adesso sono il governo e la politica a dover intervenire: la direttiva va recepita e non in senso peggiorativo: insieme ai rider ci batteremo per l’applicazione del contratto della logistica e affinché vengano dotati di un mezzo di lavoro sicuro”, conclude l’avvocata.
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