Starmer nella bufera: mentre fa il duro con Trump, 3 funzionari laburisti in manette come spie della Cina
Ecco qua: mentre Keir Starmer – che ultimamente non naviga proprio in acque tranquille – gioca a fare il “duro e puro” sullo scacchiere internazionale, tentando di dare lezioni di moralità a Donald Trump ostacolando l’asse americano nel conflitto con l’Iran, la realtà gli esplode tra le mani proprio in casa sua. È notizia di queste ore, e la rilancia il Corriere della sera sul suo sito online, che Il governo laburista è travolto da uno scandalo di spionaggio che ha il sapore amaro del tradimento: tre funzionari del partito sono stati arrestati con l’accusa di aver servito gli interessi di Pechino.
Nuovo scandalo per Starmer: in manette 3 funzionari laburisti accusati di spionaggio per la Cina
In parole povere: sono stati arrestati tre funzionari laburisti accusati di spionaggio per il Dragone. Di più: uno dei tre arrestati (poi rilasciati su cauzione) è il marito della deputata Reid che fa parte del partito di governo. E in sintesi: un nuovo scandalo crea imbarazzo e mette in seria difficoltà la credibilità e l’autorevolezza del governo di Keir Starmer che, per quanto non delle dimensioni apocalittiche del caso Epstein-Mandelson, torna a mettere sotto i riflettori (ma di una luce sinistra) la politica estera di Londra, stavolta travolta dalla veemente campagna di spionaggio e infiltrazione della Cina.
Il nemico in casa, il Dragone infiltrato nel partito
Un disastro dopo l’altro insomma. Peraltro, come si accennava poco sopra, nel caso dello “scandalo Starmer” delle spie cinesi infiltrate nel partito, non si tratta di figure marginali, ma di uomini inseriti nell’apparato di potere del Labour. Tra i fermati, non a caso, spicca il marito di una deputata della maggioranza, Joani Reid che, per quanto si sia affrettata a professare totale estraneità ai fatti, non può evitare che il dato politico resti: ossia, mentre Londra si interroga sulla sicurezza nazionale, il cuore pulsante del partito di governo sembra essere diventato un terreno di caccia per l’intelligence di Xi Jinping.
Uno dei tre arrestati è il marito della deputata Reid che fa parte del partito di governo
Certo, come riferisce il quotidiano di Via Solferino, la Reid «ha subito preso le distanze, dicendo di non avere «alcuna parte» negli affari del marito. Di non aver mai visto nulla che le facesse sospettare che il coniuge potesse aver infranto la legge. E, soprattutto, ha sottolineato di non essere mai stata in Cina e di non aver mai sollevato in Parlamento questioni relative a quel Paese». Ciò nonostante, il partito laburista ha prontamente aperto una inchiesta interna. Una grana che, come anticipato, arriva a ridosso dello scandalo Mandelson. E a fronte di un momento in cui il leader britannico è pesantemente sotto schiaffo per l’atteggiamento sulla guerra all’Iran.
Starmer e la “sindrome cinese”
Ma, soprattutto, quanto ancora deflagrano nella city le recenti polemiche sulla linea politica adottata nei confronti della Cina, secondo cui il “pragmatismo” di Starmer verso Pechino somiglierebbe sempre più a una pericolosa accondiscendenza. Basti pensare che solo a gennaio il leader dei laburisti volava in quel del Celeste Impero per incassare magri risultati e parecchie umiliazioni, rifiutandosi persino di definire ufficialmente la Cina una “minaccia”. Il motivo? Una crescita economica anemica che il premier spera di rianimare svendendo pezzi di sovranità britannica.
L’equilibrismo dell’accondiscendenza
Insomma, il cortocircuito è evidente. Starmer alza la voce con l’alleato storico americano, frenando sulla linea Trump-Netanyahu contro il regime degli Ayatollah in Iran, ma tiene il profilo basso davanti all’aggressiva campagna di infiltrazione cinese nelle università e nel Parlamento di Westminster. È la solita parabola della sinistra europea: si fa il muso duro con le democrazie occidentali per compiacere l’elettorato radicale. Mentre si chiudono entrambi gli occhi davanti ai regimi autoritari che finanziano o infiltrano i propri apparati.
Starmer nella bufera tra due pesi e due misure, tra Trump e le spie della Cina
E alla fine, tra lo spionaggio in famiglia e gli inchini a Pechino, la credibilità internazionale di Londra sembra aver raggiunto i temuti minimi termini. Starmer sta cercando di tenere il piede in due staffe. Ma il rischio è che a disarcionarlo non siano i suoi avversari, ma le spie che banchettano sotto il suo stesso tetto…
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