La terza guerra mondiale potrebbe essere già iniziata
Il 2 marzo, l’ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite Mike Waltz è intervenuto davanti al Consiglio di sicurezza dell’ONU definendo gli attacchi di ritorsione dell’Iran “non provocati”. Gli Stati Uniti e Israele hanno bombardato una nazione sovrana per tre giorni consecutivi, uccidendone la leadership, e quando quella nazione ha risposto al fuoco, la sua reazione viene definita “non provocata”. Non siamo più alla propaganda, ma alla cancellazione della ragione, al vocabolario di un egemone che crede che le sue azioni definiscano la legge e che si aspetta che il resto del mondo lo segua.
Molti si stanno adeguando. Il Regno Unito ha ora consentito l’uso delle sue basi da parte delle forze statunitensi per attaccare i siti missilistici iraniani. Il cosiddetto “E3” (Starmer, Merz (foto), Macron) ha condannato la rappresaglia dell’Iran senza dire una parola sugli attacchi che l’avevano provocata e ha annunciato di essere pronto a rispondere a Teheran anche militarmente qualora venissero toccati i suoi interessi. Ursula von der Leyen si è pronunciata a favore del “cambio di regime” e Bruxelles, sollecitata a dire se gli attacchi fossero legali, ha spostato l’attenzione sulla situazione dei diritti umani in Iran, come se un paese potesse bombardarne un altro senza l’autorizzazione dell’ONU sulla base di motivi così arbitrari.
Un governo europeo ha detto di no: lo spagnolo Pedro Sanchez ha condannato l’“azione militare unilaterale” contro l’Iran e ha vietato alle forze statunitensi l’accesso alle sue basi, costringendo gli aerei cisterna a lasciare Rota e Morón. “Le basi militari spagnole non saranno utilizzate per nulla che esuli dall’accordo con gli Stati Uniti e dalla Carta delle Nazioni Unite”, ha dichiarato il ministro degli Esteri José Manuel Albares. Il governo israeliano ha immediatamente accusato la Spagna di “stare dalla parte di tutti i tiranni del mondo”.
L’obiettivo primario, come successivamente affermato dal vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance e dal segretario di Stato Rubio, non è quello di insediare un nuovo governo a Teheran, ma di distruggere la capacità dell’Iran di funzionare come Stato sovrano e di inviare un messaggio a qualsiasi nazione che aspiri all’indipendenza strategica. Se si elimina la retorica, ciò che rimane è una guerra per impedire l’emergere di un mondo multipolare, una guerra condotta da due Stati dotati di armi nucleari contro un Paese che non le possiede e che, la notte prima dell’inizio dei bombardamenti, ha offerto, attraverso il ministro degli Esteri dell’Oman alla televisione americana, di accettare le condizioni poste da Washington – zero ritrattamento dell’uranio ed eliminazione delle scorte – rimandando a un momento successivo la questione dei missili a lungo raggio e dei proxy regionali. La decisione era stata evidentemente presa ben prima dell’inizio dei negoziati a Ginevra.
Ora le infrastrutture energetiche del Golfo Persico sono sotto attacco, i prezzi del gas in Europa sono aumentati del 50% in ventiquattr’ore e lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso alla navigazione. Israele sta bombardando nuovamente il Libano. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha riconosciuto che le unità militari stanno operando secondo istruzioni prestabilite, senza un comando centralizzato. La domanda che aleggia su tutto è se Israele ricorrerà alle armi nucleari e se le forze missilistiche iraniane sopravvivranno agli attacchi, con o senza l’accordo americano.
Il 2 marzo l’EIR ha tenuto una tavola rotonda che ha trattato molti aspetti della crisi, con particolare attenzione al modo per superarla. Esperti provenienti da tutto il mondo hanno presentato i loro punti di vista e le loro proposte in un vivace dialogo. I video delle due sessioni sono disponibili all’indirizzo https://schillerinstitute.com/blog/2026/02/13/.
