Ha investito apposta tre persone, perizia psichiatrica per la 48enne
VIGEVANO. Si va verso una perizia psichiatrica per Maddalena Rubeo Lisa, la 48enne di Palestro arrestata la sera di venerdì 27 febbraio dopo avere investito senza motivo apparente con il suo pick up bianco tre passanti tra corso Milano, corso Cavour e viale Petrarca a Vigevano. La donna, che vive alla frazione Pizzarosto di Palestro ma che avrebbe riferito di trascorrere alcune notti anche in una frazione nella zona di Valenza, è accusata di tentato omicidio plurimo.
L’arresto è stato perfezionato dalla squadra mobile di Pavia dopo che la stessa si è presentata in questura a Pavia, a distanza di quasi due ore dai fatti, per costituirsi. Intanto è ancora in coma a Pavia il più grave dei tre feriti.
La procura, con la pm Giuliana Rizza, potrebbe valutare la richiesta di una perizia psichiatrica per accertare la capacità di intendere e di volere dell’indagata al momento dei fatti. In alternativa, sarà il difensore di fiducia, l’avvocato Stefano Pedalà, a sollecitare l’accertamento. Un passaggio che appare quasi inevitabile alla luce delle dichiarazioni rese dalla donna al giudice per le indagini preliminari Pasquale Villani, che l’altra mattina ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere.
La ricostruzione
Davanti al gip, la 48enne – disoccupata, proprietaria del veicolo utilizzato per gli investimenti – ha ammesso ogni addebito, parlando di «voci» che da anni la tormenterebbero e che venerdì sarebbero diventate insopportabili. «Mi dicevano che sono matta. Così li ho investiti. Li ho scelti a caso, non c’entravano niente», avrebbe riferito ricostruendo quei dodici minuti, tra le 20.13 e le 20.25, in cui ha travolto due ciclisti e un pedone: lo scontro più grave in viale Petrarca, gli altri a ridosso del centro.
Uno dei feriti, un barista di 49 anni che era in bici, resta ricoverato in gravissime condizioni al Policlinico San Matteo di Pavia, in prognosi riservata. Gli altri due hanno riportato lesioni meno gravi, ma la loro posizione rientra comunque nell’impianto accusatorio che configura il tentato omicidio plurimo.
Nell’ordinanza di convalida il giudice Villani sottolinea la «pericolosità sociale» dell’indagata e il concreto rischio di reiterazione di reati della stessa natura. Da qui la decisione di escludere misure meno afflittive come gli arresti domiciliari, ritenuti inidonei non solo per l’assenza di un domicilio stabile e adeguato, ma anche perché non garantirebbero sufficientemente dal pericolo di nuovi episodi violenti.
Nel passato della donna c’è un precedente per lesioni: nel 2004 nel Canavese aggredì il fratello colpendolo con una mazzetta da muratore al culmine di un litigio. Per quell’episodio fu condannata a quattro mesi.
