Franco Della Libera, il decano degli operatori del green
È un cimbro dalle punte dei piedi fino all’ultimo ciuffo di capelli sulla testa, Franco Della Libera. Lo è nel corpo e nel temperamento, nel modo di stare al mondo e nel legame ostinato con la sua terra. Appartiene a quella gente antica che, scesa secoli fa dai paesi teutonici in cerca di nuovi spazi e di una vita possibile, si è fermata sugli altipiani del Cansiglio e di Asiago nel corso del Medioevo, mettendo radici profonde come gli alberi che ancora oggi dominano quei boschi.
Di quella storia lontana Franco porta i tratti: il corpo solido, compatto, quasi stagno; il volto cotto dal sole e dal vento, inciso da segni che sembrano veri e propri intagli, tracce lasciate da una vita trascorsa all’aria aperta, senza ripari superflui.
Franco Della Libera abita a Campon che è un nome legato alla cultura e toponomastica cimbra, in particolare a quella dei Cimbri del Cansiglio.
Campon, infatti, è un insediamento Cimbro, il nome di un villaggio situato nel territorio del Cansiglio, dove si stanziò proprio la comunità cimbra di origine bavaro-tirolese.
Orbene, Franco Della Libera è il decano degli operatori del golf in Italia. Ha iniziato a lavorare giovanissimo, intorno ai sedici anni, quando il campo era poco più di un’idea e la montagna attorno sembrava ancora più vasta e silenziosa.
Da allora, senza interruzioni, senza un attimo di pausa, è rimasto dipendente del Golf Club, accompagnandolo giorno dopo giorno nella sua crescita. Ha visto nascere il campo, ne ha seguito i primi lavori, lo ha curato come si fa con una creatura fragile, lo ha cullato nei suoi primi vagiti e poi sostenuto mentre prendeva forma, forza e riconoscimento, fino a condurlo alla sua splendida maturità.
Il golf club Cansiglio è nato ufficialmente nel 1958, quando il percorso originario di 9 buche è stato affiliato alla Federazione Italiana Golf. Fondato originariamente come “Golf Club Vittorio Veneto” tra il 1955 e il 1958 da un gruppo di amici, e è il secondo circolo più antico del Veneto; poi venne l’ampliamento a diciotto buche, nel 1996, che ne sancì definitivamente la consacrazione.
Ma il lavoro di Franco non si è mai limitato al solo golf. Quando il campo da golf va in letargo, da novembre a marzo, quando l’inverno chiude tutto sotto la neve e il silenzio si fa più spesso, lui ha sempre trovato un altro modo di restare fedele alla montagna. Prima occupandosi della gestione di uno skilift, poi allestendo una pista di fondo, perché la neve, per chi vive quassù, non è un ostacolo ma un’altra forma della stessa terra.
Di cose, Franco Della Libera, ne ha viste tante. Ha attraversato stagioni facili e stagioni dure, inverni interminabili e estati affollate.
Una vita intera dedicata al golf, sì, ma ancora di più dedicata alla sua terra: uno spicchio di montagna che a volte viene assaltato dai turisti e a volte sembra dimenticato da tutti, che può apparire accogliente o improvvisamente inospitale, aggredito da un freddo quasi polare.
Eppure, nonostante tutto, è lì che Franco è rimasto, testimone silenzioso di un paesaggio che cambia e di una storia che, grazie a uomini come lui, continua.
Nella foto: da sx Franco Della Libera e Giulio Lapasini
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