“Vorrei giovani che fanno l’amore sui divani ascoltando i Led Zeppelin… Invece oggi ci accontentiamo della mediocrità di Sanremo. Auguro a tutti un po’ di sana sfiga”: parla Paolo Crepet
La sua prima enciclica per i giovani, se fosse il Papa, sarebbe “semplice: vorrei giovani che fanno l’amore sui divani ascoltando i Led Zeppelin e Stairway to Heaven. L’estasi è una cosa divina, sovraumana. Invece oggi ci accontentiamo della mediocrità di Sanremo: dieci di quei cantanti non valgono un piede sinistro di Lou Reed. Vorrei che all’Ariston qualcuno cantasse Perfect Day, ma Lou Reed è morto e il talento non si compra al supermercato. Il talento viene dal viaggio, e se non c’è il viaggio – inteso come fatica, come rischio di frantumarsi – non c’è niente da dire. Auguro a tutti un po’ di sana sfiga, un po’ di insuccesso. Guardate la Brignone: ha vinto l’oro dopo un’odissea psicologica e fisica, è entrata nel mito perché ha osato quando i mediocri le dicevano di stare a casa. Se non sei religioso il divino lo trovi lì o nella voce di Tom Jones, non in Sal Da Vinci, con tutto il rispetto”: a parlare così al Corriere della Sera è Paolo Crepet che si prepara ad andare in scena al Kurhaus di Merano, sabato alle 21, con la presentazione del suo ultimo saggio, “Il reato di pensare. Oltre il conformismo, esercizi di libertà” (Mondadori).
Non rimanere nella tua zona di comfort: soffrire perché la tua ragazza ti ha lasciato con due righe è vita
E lo psichiatra torna sulla sofferenza come motore del talento: “Esattamente. Hemingway diceva che ‘per diventare uno scrittore serve un’infanzia sventurata’. Io lo trovo sublime. Ornella Vanoni, nell’ultima telefonata che abbiamo fatto, mi ha detto: ‘Portami in un liceo, voglio dire alle ragazze chi sono stata. Una che si è buttata nel fuoco’. Ornella ha sofferto, ha pagato i suoi errori, è andata in Sudamerica quando qui le cose non giravano. È lì che diventi un mito. Oggi, invece, cerchiamo la perfezione biotech, vogliamo startup che creino persone perfette. È ignobile. Abbiamo tolto ai giovani la frustrazione, che è la benzina dei neuroni. I nostri neuroni sono disfunzionanti per natura: è quella disfunzione che crea l’idea, il guizzo, l’arte. Noi li abbiamo messi in ordine forzatamente, creando una generazione di depressi”. Se dovesse scegliere un messaggio capace di lasciare il segno, Crepet vorrebbe suggerire ai ragazzi “inseguire l’estenuante ribellione personale. Se non ti adegui alle cose, allora puoi cambiarle. Non rimanere nella tua zona di comfort: soffrire perché la tua ragazza ti ha lasciato con due righe è vita, sono anticorpi. Andate oltre, buttatevi nel fuoco. Non credete solo alle cose materiali: credete negli angeli. Non lo dico in senso religioso, ma come metafora di ciò che ti spinge a cambiare rotta quando non te lo aspetti. Osate l’incanto, osate il dissenso. Solo così resterete umani».
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