Garlasco, secondo Sempio anche Stasi fu «vittima di una gogna mediatica»
Dice bene Nicola Porro, quando afferma che in Italia, per legge, si è innocenti fino a prova contraria. È una cosa che spesso (troppo spesso) si dimentica. E dice bene quando specifica che in Italia è raro anche «trovare un innocente (fino a prova contraria) che discute le sue tesi davanti a una telecamera». Eppure, Andrea Sempio, unico indagato per concorso in omicidio nel caso di Garlasco, è stato ospite a Quarta Repubblica il 2 marzo, e ha avuto modo di parlare del suo rapporto con Alberto Stasi. Intervistato da Porro, il 37enne ha ribadito di non conoscerlo e di non averci mai parlato. Conosceva Chiara, però, attraverso il fratello Marco Poggi, suo caro amico.
Sempio dichiara inoltre di non aver mai visto insieme Chiara e Stasi. Alberto l’avrebbe visto una sola volta in vita sua, dopo l’omicidio, quando già era iniziata l’indagine contro di lui. Precisa di averlo visto «in un locale di Garlasco, perché aveva un cappellino». Un dettaglio strano, secondo Andrea: «Oggi magari per una questione di moda è normale, ma ai tempi era strano. Ero con la mia compagnia e c’era anche Marco. Allora ci siamo fatti spostare di tavolo per fare sì che Marco non lo incrociasse, perché era già in corso l’indagine contro di lui e volevamo tenere una barriera fra Stasi e Marco».
La «gogna mediatica» di Stasi
Ed ecco che Porro mette in campo la questione della persecuzione giudiziaria, di un’eventuale attenzione corroborata da poche prove: «Anche con Stasi si cercava un colpevole e lo si doveva per forza trovare?».
Dal punto di vista giudiziario, Sempio si mostra neutrale: «Che lui sia stato condannato giustamente o ingiustamente, io non lo so. Negli atti ho visto solo le cose che potevano interessare la mia parte, e francamente non credo neanche che basti scaricarsi la sentenza, leggerla e capire tutto. Io queste cose le guardo sempre con i miei avvocati e consulenti». Riconosce tuttavia una similitudine fra la pressione mediatica che colpì Stasi e quella che ha travolto lui nell’ultimo anno, da quando si sono riaperte le indagini: «Di sicuro posso dire che a livello mediatico, ai tempi, persino prima di essere condannato, anche lui ha vissuto la gogna mediatica e il fatto di essere già additato come colpevole. Questo non dovrebbe succedere».
Cosa voterà Sempio al referendum
Per un caso come quello di Garlasco, l’episodio di cronaca nera che forse più di tutti ha risentito delle decisioni della magistratura (con oltre 18 anni di sentenze, archiviazioni e riaperture delle indagini), non poteva mancare una domanda sul referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. A questo proposito, Porro ricorda la puntata di Quarta Repubblica del 16 febbraio, quando l’ex procuratore Mario Venditti aveva manifestato con vigore la sua intenzione di votare «Sì», avendo visto cosa significhi (da ex magistrato) una «giustizia che entra nelle nostre case». La stessa domanda viene quindi posta a Sempio, che non ha dubbi: «Io voterò “Sì”, ho parlato con i miei avvocati e le persone che lavorano in quell’ambiente mi hanno tutte detto che il “Sì” sarebbe la scelta migliore».
