Lavoro autonomo occasionale: chi può usarlo e limiti da non superare
Il lavoro autonomo occasionale è una soluzione fondamentale per chi svolge attività non abituali. Tuttavia, bisogna rientrare entro certi limiti di guadagno per evitare procedure di recupero.
La cosiddetta prestazione occasionale è disciplinata dall’art. 2222 del Codice Civile. Questa soluzione contrattuale non prevede vincoli di subordinazione. D’altro canto, si applica esclusivamente alle attività lavorative di tipo episodico. Insomma, è uno strumento flessibile, pensato per chi svolge piccoli extra oppure per professionisti che svolgono la propria attività in modo saltuario.
Come funziona la prestazione occasionale in breve
Dal punto di vista tributario, il committente agisce come sostituto d’imposta, trattenendo una parte del compenso per versarla allo Stato. In sostanza, il committente versa il 20% sull’importo pattuito con il prestatore di lavoro. Per esempio, se il compenso pattuito è di 500 euro, il committente dovrà pagare 100 euro di tasse. Se il lavoratore non risiede in Italia la ritenuta sale al 30%. Nel calcolo del reddito imponibile, si devono scorporare dal compenso le “spese inerenti”.
Dunque, se si sono ricevuti 5mila euro di compenso ma si sono affrontate spese (documentabili) per un valore di 500 euro, il valore su cui calcolare l’Irpef sarà di 4.500 euro. La prestazione occasionale è sottoposta a un rigido limite nel suo utilizzo. Infatti, i compensi totali pagati in questa forma non possono superare i 5mila euro lordi nell’anno solare. Se si supera tale limite scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata Inps, quindi, il versamento di contributi previdenziali.
Attenzione al superamento del limite di compenso
L’importo da versare a titolo di contribuzione previdenziale sarà calcolato sulla quota eccedente il suddetto limite di 5mila euro. Per cui chi ricevere un totale annuo pari a 7mila euro annui dovrà versare i contributi calcolati su 2mila euro. Alla parte eccedente si applicherà un’aliquota del 33,72%.
L’importo definito dalla percentuale sarà da dividere per un terzo a carico del prestatore e per due terzi a carico del committente. L’aliquota scende al 24% per i pensionati oppure per gli iscritti a un’altra cassa previdenziale. Bene precisare che a formare la quota contribuiscono tutti i compensi percepiti con la formula della prestazione occasionale nell’anno solare. In sostanza, il calcolo prescinde dal numero dei committenti.
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