L’EDITORIALE | Il calcio è una questione di episodi e concretezza. A Benevento ultimo gettone sul tavolo
Il pareggio dell’Arechi tra Catania e Salernitana è uno di quelli che si comprendono solo guardando la classifica. E la classifica, oggi, è impietosa. Mentre i rossazzurri costruivano, spingevano, collezionavano occasioni e si scontravano contro un portiere in stato di grazia, il Benevento faceva ciò che una capolista deve saper fare: vincere. Senza fronzoli, senza esitazioni. Il cinismo come marchio di fabbrica. E così il divario si allunga di altri due punti, proprio alla vigilia dello scontro diretto di giovedì, che ora assume il sapore dell’ultimo gettone sul tavolo per il primo posto.
Il rammarico è evidente. Perché la prestazione c’è stata. Il Catania ha avuto il controllo emotivo e tecnico di larghi tratti della gara, ha creato più e meglio, ha sfiorato il vantaggio in più circostanze. Ma il calcio non è una gara di intenzioni, è una questione di episodi e concretezza. E in questo momento la differenza sta tutta lì.
La graduatoria, al netto delle percezioni, fotografa ciò che è emerso finora: il Benevento è stato più continuo, più spietato nei momenti chiave. Il Catania, invece, ha lasciato punti pesanti lungo la strada, soprattutto in alcune trasferte di questo snodo cruciale della stagione. Pareggi che sanno di occasione mancata, sconfitte che hanno inciso come piccoli graffi ripetuti sullo stesso punto. Alla fine, il segno resta.
Una riflessione sulle scelte offensive è inevitabile. In un campionato che si decide spesso nei dettagli, la gestione degli uomini davanti, l’alternanza delle soluzioni, la ricerca di maggiore incisività diventano temi centrali. Gli infortuni hanno avuto il loro peso, è innegabile: hanno tolto alternative, hanno condizionato rotazioni e brillantezza. Ma a questo punto dell’anno le attenuanti si assottigliano e resta la necessità di trovare risposte immediate.
Serviva una sterzata a Salerno. Non è arrivata nel risultato, pur intravedendosi nella qualità della prova. Adesso ne serve una vera, netta, concreta a Benevento. Per tenere i giochi aperti, per trasformare lo scontro diretto in un bivio ancora percorribile e non in un passaggio obbligato verso un epilogo già scritto.
Il Catania ha ancora novanta minuti per dimostrare che questa rincorsa non è stata solo una bella narrazione interrotta sul più bello. Ma giovedì non basterà giocare bene. Servirà colpire. Perché in cima, da settimane, c’è chi ha scelto di non perdonare nulla.
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