“La riforma Nordio piacerebbe a mio padre”: l’intervista al Fatto di Gelli jr diventa un caso. M5s: “Progetto pericoloso”. Pd: “Il governo chiarisca”
Diventa un caso politico l'”endorsement postumo” di Licio Gelli alla riforma della magistratura, arrivato per bocca del figlio Maurizio in un’intervista al Fatto. Gelli junior, che vive in Nicaragua e ha intrapreso la carriera diplomatica, assicura che il fondatore della loggia P2 “avrebbe avuto un’opinione molto favorevole” della separazione delle carriere di giudici e pm, già oggetto del suo Piano di rinascita democratica: “Il fatto che oggi sia al centro di un referendum”, afferma, “rispecchia la lungimiranza di mio padre2. Più in generale, Maurizio Gelli riconosce che il governo Meloni sta portando avanti molte delle idee di suo padre, dai test psicoattitudinali per i magistrati al presidenzialismo. E ironizza: “Mi chiedo cosa ne penserebbe un avvocato specializzato in proprietà intellettuale”.
Parole che non passano inosservate all’opposizione, da cui arrivano reazioni indignate. “Oggi sul Fatto Quotidiano il figlio di Licio Gelli offre una delle dichiarazioni politiche più limpide degli ultimi tempi: la riforma di Meloni e Nordio sta dando forma al piano di suo padre, Licio Gelli, il capo della P2″, commenta in una nota il neo-capogruppo M5s al Senato Luca Pirondini. “Parliamo di quella organizzazione eversiva i cui vertici – come sancito dalla Corte di Assise di Bologna – furono tra gli organizzatori e finanziatori della strage di Bologna. La P2 aveva messo nero su bianco il Piano di rinascita democratica: un riassetto dei poteri che colpiva al cuore l’autonomia della magistratura. Non per garantire il giusto processo, ma perché la disarticolazione della magistratura era individuata come il cavallo di Troia per riportare l’ordine giudiziario sotto l’influenza politica, come ricorda la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2. Oggi la riforma promossa da Giorgia Meloni e Carlo Nordio ripropone in maniera chiara quell’impianto, un progetto pericoloso che viene da molto lontano”, afferma.
Chiama in causa il governo invece Andrea De Maria, deputato emiliano del Pd: “Leggiamo oggi l’intervista di Maurizio Gelli, figlio di Licio Gelli, che rivendica la “lungimiranza” del padre per avere proposto la separazione delle carriere dei giudici e che apprezza l’operato del ministro Nordio. Cosa ha rappresentato la P2 nella storia d’Italia è noto: basta leggere le sentenze definitive sulla strage del 2 agosto. Lo avevo già chiesto in una mia interrogazione parlamentare e lo ribadisco oggi: il ministro Nordio e le forze politiche di governo dicano parole chiare sulla loggia P2 e si dissocino in modo netto da riferimenti di questo genere”. Qualche mese fa, interpellato sulla presenza della separazione delle carriere nel piano della P2, il ministro della Giustizia aveva risposto così: “Posso dire che se l’interpretazione o meglio l’opinione del signor Licio Gelli era un’opinione giusta, non si vede perché non si dovrebbe seguire perché l’ha detto lui. Le verità non dipendono da chi le proclama, ma dall’oggettività che rappresentano”.
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