Attacco Usa-Israele all’Iran, Tajani: “Non sarà guerra lampo”. Le opposizioni: “Trump fuori dal diritto internazionale”
Le prime reazioni italiane all’attacco congiunto di Stati Uniti d’America e Israele contro Iran si muovono su un doppio binario: da un lato la preoccupazione del governo per la sicurezza dei connazionali e dei militari nell’area, con l’insistenza sulla necessità di evitare l’escalation; dall’altro le opposizioni che parlano apertamente di violazione del diritto internazionale e chiedono a Roma di prendere le distanze da Washington e Tel Aviv.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani sottolinea la gravità della situazione – “non sarà una guerra lampo” – e annuncia misure precauzionali, mentre le forze di opposizione — da Elly Schlein ad Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni — chiedono un’iniziativa diplomatica urgente e criticano l’azione militare. L’altro vicepremier Matteo Salvini richiama la preferenza per la via diplomatica ma osserva che, se Washington aveva “certezza” sull’avvicinamento di Teheran alla bomba atomica, “hanno ritenuto di intervenire”.
Tajani: “Situazione molto preoccupante, pronti all’evacuazione”
“La situazione è molto preoccupante”, afferma Tajani a SkyTg24, spiegando che l’Italia ha già “ridotto al minimo la presenza diplomatica a Teheran” ed è “pronta all’evacuazione anche degli italiani che volessero farlo”. Il ministro riferisce che la Farnesina segue “minuto per minuto” l’evolversi degli eventi. Gli italiani non residenti hanno già lasciato il Paese nei giorni scorsi, mentre restano soprattutto cittadini con legami familiari in Iran. Una riunione d’emergenza servirà a valutare “eventuali provvedimenti da adottare per l’evacuazione dei nostri connazionali, se opportuna e se non è rischiosa”.
Tajani rassicura: “Per il momento non ci sono problemi per i nostri connazionali”, e “durante gli attacchi non c’è stato alcun ferito italiano”. La priorità, ribadisce, è la loro sicurezza. Il presidente del Consiglio è “costantemente informata” e il governo lavora “sempre per la pace sperando che si concluda rapidamente questa guerra”, anche se — avverte — “la reazione iraniana sembra già pronta”. Sul piano politico-diplomatico, Tajani riconosce che “la partita è nelle mani di Iran, Israele e Stati Uniti” e che la trattativa era in corso tra americani e iraniani. L’obiettivo di Washington, sostiene, è “eliminare qualsiasi rischio nucleare per l’Occidente, innanzitutto per Israele”, anche alla luce del programma missilistico iraniano che, se rafforzato, “potrebbe arrivare a colpire anche l’Europa”.
L’Italia, ribadisce, ha sempre sostenuto la linea negoziale: “Le soluzioni non sono mai quelle di risolvere con la guerra”. Roma resta in contatto con il direttore dell’Aiea Rafael Grossi e ha già adottato sanzioni contro Teheran, compreso l’inserimento dei pasdaran nelle liste delle organizzazioni terroristiche. “L’Iran non poteva avere l’arma atomica, su questo siamo stati molto chiari”, afferma, pur auspicando che si possa trovare “un accordo anche a guerra in corso”. Tajani non ritiene probabile un allargamento regionale del conflitto: non crede che Teheran abbia interesse o possibilità di “scatenare una guerra nell’area”, perché si troverebbe “isolata nel mondo più di quanto è”. Tuttavia, ammette che “non va escluso nulla” e che dai segnali provenienti da Israele ci si aspetta una reazione missilistica iraniana con possibili controreazioni.
Le opposizioni: “Violato il diritto internazionale”
Durissima la posizione di Bonelli e Fratoianni (Avs): “Ancora una volta Israele e Usa fanno carta straccia del diritto internazionale. Il bombardamento dell’Iran è inaccettabile e senza giustificazioni”. Secondo i due leader, l’escalation destabilizzerà ulteriormente la regione. Bonelli e Fratoianni attaccano anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex presidente americano Donald Trump, accusati di perseguire una “politica di dominio militare”. Chiedono al governo italiano di “prendere le distanze da questa ennesima violazione del diritto internazionale” e di attivarsi per il cessate il fuoco, richiamando l’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra”.
Anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, parla di “drammatica escalation” e di azione “al di fuori del diritto internazionale e delle sedi multilaterali”, con rischi imprevedibili anche per la fragile tregua a Gaza. Pur ribadendo una “netta condanna del regime di Teheran” e la convinzione che l’Iran non possa dotarsi dell’arma nucleare, Schlein insiste: “Il modo per impedirlo non sono le azioni militari decise da soli ma riprendere la via negoziale, quella diplomatica”. Al governo chiede di attivarsi “con urgenza” per la sicurezza dei connazionali e per favorire una de-escalation.
“La via diplomatica è sempre la preferibile”, afferma il leader della Lega Salvini, ricordando che il governo ha già fatto una call sull’emergenza. Tuttavia, aggiunge che “se c’è da parte degli Stati Uniti la certezza che il regime islamista iraniano si stia avvicinando alla bomba atomica… hanno ritenuto di intervenire”. Anche per il leader della Lega la priorità resta la tutela dei civili, “a partire dagli italiani che sono in Iran”. Salvini sottolinea inoltre che, “a quanto mi risulta, siamo stati avvertiti ad attacco cominciato”.
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