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Февраль
2026

Stretta anti Lgbt in Senegal: il consenso politico si gioca sulla vulnerabilità delle minoranze

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A Dakar, nelle ultime settimane, l’aria è cambiata. In Senegal è in corso una campagna politica contro le persone Lgbtq+, e il progetto di legge approvato dal governo e trasmesso al Parlamento che inasprisce le pene per gli atti omosessuali non è una semplice modifica tecnica del codice penale. È lo strumento centrale di una strategia.

Fino a oggi l’articolo 319 del codice penale puniva gli “atti innaturali con persone dello stesso sesso” con pene da uno a cinque anni di carcere, con il massimo applicato quando una delle persone coinvolte aveva meno di ventuno anni. Il governo ha approvato un progetto di legge che porta la pena massima a dieci anni.

La stretta non si ferma qui. Il testo introduce pene da tre a sette anni per chiunque “promuova” o “faciliti” relazioni tra persone dello stesso sesso — una formulazione abbastanza ampia da inglobare Ong, associazioni, media, contenuti culturali, post sui social. Allo stesso tempo, prevede sanzioni per chi accusa qualcuno di essere omosessuale “senza prove”: una risposta formale alla proliferazione di campagne di outing e delazione che negli ultimi mesi hanno invaso Facebook, WhatsApp e X.

Non è la prima volta. Nel 2022, sotto il governo di Macky Sall, un primo tentativo di inasprimento — con pene fino a 10-15 anni — era stato bloccato in Parlamento. Ma la mobilitazione religiosa non si è mai fermata.

Oggi il Senegal, considerato una delle democrazie più solide dell’Africa occidentale, passa da una criminalizzazione già esistente a un inasprimento su tutta la linea. La legge arriva al culmine di una pressione che non nasce oggi. Da anni il collettivo And Samm Djikko Yi — “Insieme per proteggere i valori” — che raggruppa oltre cento associazioni religiose, spinge per pene più dure e per la criminalizzazione della “promozione dell’omosessualità”, soprattutto sui media e sulle piattaforme digitali.

Perché allora il primo ministro Ousmane Sonko decide di accelerare proprio adesso? La risposta è semplice: non c’è nessuna accelerazione. Siamo noi che eravamo distratti. La scelta è politica e viene da lontano. Sonko ha costruito la sua immagine su un nazionalismo sociale radicale, anti-neocoloniale e anti-élite, presentandosi come difensore dei valori religiosi e culturali senegalesi contro l'”ingerenza occidentale”. Già in passato il suo partito, il Pastef, aveva fatto della campagna anti-gay uno dei suoi punti di forza.

Oggi ha esplicitamente collegato la pressione per il riconoscimento dei diritti Lgbtq+ alle influenze straniere che “dividono” il Paese, chiamando tutte le forze politiche a schierarsi in nome della sovranità e della morale.

Irrigidire la legge, in questo quadro, non è solo una concessione ai movimenti religiosi conservatori. È un modo per occupare l’intero campo del conservatorismo morale, togliendo spazio a oppositori che spesso si sono legittimati sulla stessa agenda.

La stretta sui diritti delle minoranze sessuali diventa così una potente risorsa simbolica. In un contesto di forte pressione sociale — disoccupazione giovanile, costo della vita, attese altissime verso il nuovo corso politico — il governo offre all’opinione pubblica un bersaglio immediato, capace di polarizzare e ricompattare. Il corpo gay come luogo su cui scrivere l’identità nazionale. Questo disegno di legge diventa la prova che chi governa “ascolta il popolo” e difende la tradizione. Per chi critica Sonko da posizioni più radicali sul piano islamista, è il segnale che il governo non ha paura di misurarsi sul terreno dei costumi.

La scelta del governo è il manifesto di una stagione politica in cui la vulnerabilità delle minoranze diventa materia per costruire consenso, definire il nemico e riscrivere il patto tra potere, religione e società. Sotto processo non c’è solo l’amore tra persone dello stesso sesso. C’è il principio che nessun parlamento possa decidere chi meriti dignità e chi no.

L'articolo Stretta anti Lgbt in Senegal: il consenso politico si gioca sulla vulnerabilità delle minoranze proviene da Il Fatto Quotidiano.






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