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Февраль
2026

Iran-Usa, il negoziato sul nucleare fallisce: il mondo più vicino allo scontro

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L’ennesimo round di trattative sul programma atomico iraniano si è chiuso con un nulla di fatto. Le delegazioni restano su posizioni distanti sui nodi centrali, mentre Washington ha intensificato la pressione diplomatica e militare, avanzando condizioni drastiche e aumentando il dispiegamento di forze aeree e navali nell’area mediorientale.Durante gli incontri serali, i rappresentanti statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno ribadito che Teheran dovrebbe eliminare i tre principali impianti nucleari – Fordow, Natanz e Isfahan – e trasferire all’estero, sotto controllo americano, l’intero stock residuo di uranio arricchito. È quanto riferito da fonti vicine al negoziato. La posizione americana include inoltre la richiesta che qualsiasi futura intesa non abbia limiti temporali, superando il modello dell’accordo siglato durante la presidenza Obama, più volte criticato dai repubblicani perché ritenuto insufficiente. Donald Trump, nel corso del suo primo mandato, aveva abbandonato quel quadro – il Joint Comprehensive Plan of Action – ripristinando un severo regime sanzionatorio contro la Repubblica islamica.

Teheran ha respinto l’ipotesi di esportare le proprie riserve di uranio e si oppone sia alla cessazione definitiva delle attività di arricchimento sia allo smantellamento delle infrastrutture nucleari o a vincoli permanenti sul programma. Lo riportano media ufficiali iraniani e fonti informate sui colloqui. Il ministro degli Esteri dell’Oman, impegnato nella mediazione, insieme a un funzionario statunitense, ha parlato di passi avanti e della possibilità di una nuova sessione negoziale. I tecnici torneranno a riunirsi a Vienna la prossima settimana per approfondire gli aspetti più complessi del dossier. Le richieste americane sono arrivate dopo che Trump, nel discorso sullo Stato dell’Unione, ha accusato l’Iran di proseguire nello sviluppo di un’arma atomica e di missili balistici potenzialmente in grado di raggiungere il territorio statunitense. Accuse che la leadership iraniana continua a respingere.

Pressione militare Usa e rafforzamento delle forze nella regione

Fonti aperte e ambienti governativi americani riferiscono che la Casa Bianca avrebbe evocato l’opzione militare in caso di fallimento della diplomazia, avviando nel frattempo un rafforzamento dei contingenti nell’area come misura preventiva.I tracciamenti dei voli indicano che almeno ventiquattro caccia sono decollati dagli Stati Uniti attraversando l’Atlantico per unirsi a reparti già presenti in Medio Oriente e in Europa, compresi Israele e Giordania. Sul fronte navale, il cacciatorpediniere USS John Finn si è aggregato a un gruppo composto da altre undici unità operative tra Mar Arabico settentrionale, Golfo dell’Oman e Golfo Persico. Nel dispositivo figurano anche la portaerei USS Abraham Lincoln, sette ulteriori cacciatorpediniere e tre navi da combattimento costiero.Anche la portaerei USS Gerald R. Ford, partita da un porto greco, sta navigando verso il Mediterraneo orientale, dove potrebbe assumere una posizione avanzata. L’unità imbarca numerosi velivoli da combattimento e aerei per guerra elettronica, ed è scortata da cacciatorpediniere dotati di missili da crociera Tomahawk. Teheran ha fatto sapere che qualunque azione armata, anche circoscritta, verrebbe interpretata come l’inizio di un conflitto su larga scala, con conseguenze proporzionate. «Potrebbe trattarsi dell’ultima finestra utile per un’intesa», ha osservato al Wall Stret Journal Saeid Golkar, docente all’Università del Tennessee a Chattanooga ed esperto delle strutture militari iraniane. «In assenza di un accordo, Washington potrebbe scegliere la via militare».

Le ipotesi di compromesso e i nodi irrisolti dell’accordo

A testimonianza della pressione sul fronte diplomatico, Witkoff e Kushner hanno concentrato in una sola giornata incontri separati tra Ginevra e altri dossier internazionali, in un’agenda segnata da trattative parallele. L’Iran rivendica il diritto all’arricchimento dell’uranio, ma avrebbe avanzato ipotesi di compromesso: abbassare il livello attuale dal 60% all’1,5%, sospendere temporaneamente le attività o gestirle tramite un consorzio congiunto arabo-iraniano con sede nel Paese. Proposte che restano teoriche, anche perché il programma nucleare ha subito pesanti danni durante il conflitto di dodici giorni con Israele e Stati Uniti dello scorso giugno.

Washington insiste ufficialmente per l’arricchimento zero, ma alcune fonti indicano che potrebbe essere valutata la riattivazione controllata del reattore di ricerca di Teheran per finalità mediche, consentendo una produzione limitata di combustibile nucleare.Ipotesi controversa, dato che l’impianto utilizza combustibile arricchito al 20%, percentuale tecnicamente più vicina alla soglia necessaria per usi militari.

All’interno dell’amministrazione e tra i parlamentari repubblicani, l’idea di un compromesso suscita resistenze. C’è chi teme che un’intesa con arricchimento limitato possa apparire come una versione attenuata del precedente accordo.Il senatore Lindsey Graham ha espresso apertamente il suo dissenso, affermando che qualsiasi concessione sull’arricchimento sarebbe inaccettabile. Sul piano economico, gli Stati Uniti prospettano un alleggerimento sanzionatorio graduale e condizionato al rispetto rigoroso degli impegni. Teheran, però, punta a un sollievo significativo per un’economia messa a dura prova e attraversata da tensioni sociali sfociate in proteste di massa nei mesi scorsi. Sebbene Washington desideri includere nel negoziato anche il programma missilistico e il sostegno iraniano alle milizie regionali, l’attuale tavolo si concentra prevalentemente sulla dimensione nucleare. Alcuni funzionari ritengono che un accordo limitato all’atomo possa rappresentare un primo passo, altri spingono per un’intesa più ampia che affronti l’intero spettro delle capacità strategiche iraniane. Intanto, alti esponenti americani hanno manifestato preoccupazione per i progressi di Teheran nello sviluppo di vettori balistici a lunga gittata. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che l’Iran starebbe perseguendo capacità intercontinentali e ha definito «un problema enorme» il rifiuto di discutere il dossier missilistico.






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