Clean2, Pappalardo parla in aula «Stalking? Un “favore” da amici»
PAVIA. Maurizio Pappalardo è stato presente a tutte le tappe del processo per l’inchiesta Clean2, nel quale è accusato di corruzione, peculato e stalking. Ieri, giovedì 26 febbraio, però ha cambiato posto e, anziché stare vicino ai suoi avvocati Beatrice Saldarini e Lorenzo Nicolò Meazza, si è accomodato al banco dei testimoni per affrontare l’esame dell’imputato richiesto dalla sua stessa difesa.
Si è seduto alle 10.30 e si è alzato quasi alle 17, con una pausa di mezz’ora a metà. Ha dato la sua versione su tutte le accuse, spiegato che le cortesie che gli vengono contestate sono il frutto della sua «natura generosa» e del bagaglio di conoscenze acquisite in tanti anni di servizio a Pavia. Si è poi soffermato sui presunti atti persecutori nei confronti della ex fidanzata. Ha ammesso, scusandosi e dicendosi pentito, di esserne a conoscenza. Ma non di averli mai ordinati di persona.
Un’idea “Di gruppo”
Pappalardo ha prima risposto alle domande dei suoi legali, poi a quelle dei pm Chiara Giuiusa e Alberto Palermo e degli avvocati delle altre parti. Per quel che riguarda l’accusa di stalking, l’imputato ha detto di sapere che alcuni suoi colleghi organizzavano appostamenti sotto casa dell’ex fidanzata dopo che quest’ultima aveva deciso di chiudere la relazione. Ha però specificato che lo facevano «di loro volontà», senza alcuna sua richiesta specifica.
Più avanti, alla richiesta di chiarimenti da parte del collegio presieduto dal giudice Fabio Lambertucci affiancato dai colleghi Valentina Nevoso e Gaetano Alemanna, ha riassunto la dinamica. «Alcuni colleghi, che mi stavano vicino in un momento difficile, hanno pensato che potesse aiutarmi organizzare queste attività per tranquillizzarmi, farmi sapere se lei si frequentava con qualcun altro o cose simili - ha raccontato Pappalardo, che a tratti faticava ad andare avanti e continuava a dirsi dispiaciuto -. Sono cose di cui mi pento, avrei dovuto trovare la forza di oppormi e dire che non era necessario. Invece Antonio Scoppetta (ex carabiniere forestale, già condannato in questo processo in rito abbreviato a 4 anni e mezzo e in attesa dell’appello, ndr) mi teneva aggiornato e io avevo in qualche modo l’illusione di star meglio, anche se non era davvero così».
I fatti contestati
Gli episodi di stalking nei confronti della ragazza, confermati da Pappalardo ieri, erano emersi già nel corso delle precedenti udienze. Si tratta in particolare di un gps installato («non so da chi», ha detto l’imputato) sulla macchina della ragazza e ripetuti appostamenti o passaggi nel parcheggio sotto casa sua per controllare se ci fosse l’auto del presunto nuovo fidanzato. Quest’ultimo è costituito parte civile nel processo perché anche lui avrebbe subito atti persecutori.
Il ragazzo, collega dell’ex fidanzata di Pappalardo, ha ricevuto diverse lettere diffamatorie e minatorie sul posto di lavoro. A causa di questi messaggi sarebbe anche stato licenziato. L’imputato ha confermato di essere a conoscenza sia della nuova relazione della ex che delle lettere ricevute dal nuovo fidanzato. «Non so chi le scrivesse - ha dichiarato - ma presumo fosse Scoppetta». —
