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2026

Flotilla, ci risiamo: il carrozzone pro-Pal pronto a riprendere il largo. E stavolta si porta dietro pure l’Open Arms

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La chiamano missione umanitaria. È l’ennesima crociera ideologica con cambusa leggera e telecamere accese. Il 12 aprile la flotilla pro-Pal riparte da Barcellona, stessa rotta annunciata, stesso copione morale. Stavolta con un nome in più: Open Arms. Non una barchetta militante, ma un rimorchiatore d’altura di 37 metri, largo 10, classificato come “Search and Rescue vessel”, nave per la “ricerca e il soccorso”. La formula è pronta, il lessico pure.

Flotilla… di nuovo

L’obiettivo dichiarato è “fornire supporto logistico” ed “esercitare una presenza civile internazionale che riduca il rischio di azioni illegali o sproporzionate”. E ancora, come riportato su Libero questa mattina: “Rafforzare uno spazio sicuro per l’arrivo degli aiuti essenziali”.

La nave e l’ambiguità

Open Arms ricorda che il loro «lavoro di soccorso in mare è stato riconosciuto a livello internazionale ed è regolato dal diritto marittimo e dal principio fondamentale di proteggere la vita umana in mare». Principio nobile, ineccepibile. Resta da capire se valga in egual misura quando la rotta vira verso Gaza e non verso i gommoni nel Mediterraneo centrale.

Certa politica, si sa, ama i simboli più delle emergenze concrete. E la sinistra parlamentare che in Italia ha sostenuto la Ong nelle sue battaglie giudiziarie ora osserva con benevolenza questo nuovo viaggio ad alta rumorosità mediatica.

Precedenti evaporati

Il precedente tentativo si era dissolto tra “soste tecniche” e festival alle Baleari. L’impresa eroica restò un titolo, non di più. Nessun chicco di riso consegnato, nessuna scatoletta di tonno distribuita. Ora si rilancia. Con un equipaggio che non teme l’eccesso.

I volti della spedizione

Tra i volti annunciati c’è Ana Alcalde Callejas, ribattezzatasi Hanan dopo la conversione all’Islam nel 2002. Sui social è “Barbie Gaza”. Due anni fa, spiegava: «Non avevo abbastanza tempo per spiegare al mondo la causa palestinese». Da allora, tempo ne ha trovato. Ballava durante le soste a Minorca e Ibiza mentre la spedizione procedeva a singhiozzo. Ha negato gli stupri del 7 ottobre, ha minimizzato il massacro di Bondi Beach evocando piste fantasiose. Per queste esternazioni il tribunale di Granada ha avviato un’indagine preliminare per incitazione all’odio ed esaltazione del terrorismo. Indagine, non sentenza. Ma il profilo resta quello di un’attivista che confonde la propaganda con la realtà e l’iperbole con i fatti.

Con lei il brasiliano Thiago Ávila, presenza costante nelle liturgie pro-Pal. Durante la scorsa navigazione, sul veliero “Madleen”, imbracciava la chitarra e incideva “Break the Siege”, “Rompi l’assedio”. Il pathos musicale non mancava, come non mancavano le riunioni preparatorie tra Brasilia, Buenos Aires, Montevideo, Santiago, Caracas, La Paz, Havana, Lima, Quito. Una geografia militante che sa di mobilitazione permanente, più che di intervento umanitario.

Un ariete politico?

Il punto non è impedire a chiunque di salpare. Il mare è spazio libero, almeno finché le leggi internazionali lo consentono. Il nodo è l’ambiguità strategica. Una nave classificata per il soccorso che si propone di forzare un blocco navale in nome di una “presenza civile internazionale”. Un’operazione che promette collegamenti televisivi, dirette social, visibilità globale. L’umanitario trasformato in ariete politico.

Se lungo la rotta dovessero apparire gommoni carichi di migranti, quale priorità prevarrà? La missione simbolica verso Gaza o il soccorso immediato? La coerenza, in questi casi, pesa più delle dichiarazioni.

Il racconto prima dei fatti

I progressisti europei hanno spesso trasformato il Mediterraneo in palcoscenico morale. Qui si gioca una partita diversa: non il salvataggio di vite in pericolo immediato, ma la costruzione di un gesto eclatante. Si può essere solidali senza diventare comparse di un circo galleggiante. Si può denunciare una crisi senza prestarsi a operazioni dal profilo opaco.

Il 12 aprile la nave salperà. Il resto sarà racconto.

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