Gaza, la nuova strategia di Hamas per il contrabbando punta sui container sottomarini
Hamas avrebbe avviato una revisione profonda delle proprie modalità operative per il contrabbando nella Striscia di Gaza, con l’obiettivo di garantire l’approvvigionamento di materiali destinati alla produzione di razzi e altri sistemi d’arma. Un cambiamento che segnala un adattamento tattico alle nuove condizioni imposte dal conflitto e dalle restrizioni israeliane. Secondo quanto riportato da Kan News, il movimento jihadista avrebbe progressivamente abbandonato i tradizionali canali di traffico basati su tunnel sotterranei e trasporti su camion, optando per una soluzione più sofisticata e meno individuabile: container progettati per viaggiare sotto la superficie del mare. Il sistema sfrutterebbe in particolare le condizioni marine invernali, quando il moto ondoso e le correnti rendono più complesso il monitoraggio costiero. Il meccanismo operativo prevederebbe il rilascio dei carichi a circa cinque miglia dalla costa di Sheikh Zuweid, nell’area meridionale della Striscia. Da quel punto, le correnti notturne — con una velocità stimata attorno ai due nodi — spingerebbero i container sommersi verso le coste di Deir al-Balah e Khan Yunis. Il tempo di percorrenza oscillerebbe tra le 10 e le 14 ore, consentendo un trasferimento relativamente rapido e difficilmente intercettabile. La struttura dell’operazione sarebbe articolata su più livelli. Diverse cellule coordinate opererebbero su fronti differenti: alcune attive in Egitto e nella penisola del Sinai, altre lungo il litorale della Striscia. Queste ultime farebbero ricorso anche a tecniche diversive, tra cui l’impiego di droni con funzione di disturbo o saturazione dei sistemi di sorveglianza e intercettazione delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). L’obiettivo sarebbe quello di frammentare l’attenzione dei radar e dei dispositivi di controllo, aumentando le probabilità di successo del trasferimento.
Attraverso questo nuovo canale, Hamas riuscirebbe a introdurre componenti fondamentali per il potenziamento del proprio arsenale, inclusi elementi tecnologici in grado di migliorare la precisione e la stabilità dei razzi. Un dettaglio non secondario, se si considera che l’efficacia balistica e la capacità di guida rappresentano fattori cruciali nel confronto con il sistema difensivo israeliano. L’adozione di questa modalità evidenzierebbe il tentativo del gruppo di ricostituire le proprie capacità strategico-militari nonostante le limitazioni imposte dal blocco e dalle operazioni di contenimento. Il riarmo, seppur su scala differente rispetto al passato, resterebbe una priorità per l’organizzazione. Le autorità di sicurezza israeliane stanno monitorando con attenzione i segnali di rafforzamento militare nella Striscia, anche in vista di un possibile passaggio alla cosiddetta “Fase B” del conflitto. L’attenzione è concentrata non solo sulle rotte marittime, ma su un quadro più ampio di canali alternativi.Secondo valutazioni dell’intelligence diffuse da Galei Zahal, a circa tre mesi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, Hamas starebbe proseguendo nel processo di ricostruzione delle proprie capacità operative, cercando di aggirare le restrizioni vigenti.
Nonostante la lunga chiusura del valico di Rafah, il controllo del corridoio di Filadelfia e il protrarsi del blocco navale, le IDF avrebbero individuato tre direttrici principali attraverso cui il movimento tenta di rafforzarsi. La prima riguarda la produzione interna di armamenti. Oggi avverrebbe su scala più ridotta e in condizioni logistiche più complesse rispetto al passato, ma rimarrebbe attiva. Sarebbe ancora possibile fabbricare esplosivi artigianali, recuperare e riutilizzare munizionamento inesploso e tentare la produzione di razzi rudimentali e missili anticarro di base. Il secondo canale concerne il rischio di sfruttamento delle forniture umanitarie. Ogni giorno circa 600 camion entrano nella Striscia, numero destinato a crescere. Sebbene non vi siano al momento prove concrete di traffico d’armi occultato nei convogli, i vertici della difesa israeliana ritengono che Hamas, in coordinamento con l’asse iraniano e con le proprie strutture all’estero, stia valutando modalità per sfruttare eventuali vulnerabilità nei corridoi umanitari. Il terzo fronte riguarda la rotta dei droni provenienti dall’Egitto. I servizi di sicurezza hanno registrato un aumento di velivoli senza pilota in arrivo dalla regione del Sinai verso l’area di Al Mawasi, a ovest di Khan Yunis. Attualmente questi dispositivi sarebbero impiegati soprattutto per il traffico di stupefacenti, ma permane il timore che la medesima rotta possa essere utilizzata anche per il trasferimento di armamenti o componenti sensibili. Nel complesso, il quadro delineato suggerisce un’organizzazione impegnata in un processo di adattamento continuo, alla ricerca di nuove vie logistiche per compensare le perdite subite e mantenere una capacità offensiva, seppur rimodulata, all’interno della Striscia di Gaza.
