Napoli, scudetto addio: i pensieri e le valutazioni di Conte. Il futuro è di nuovo in bilico
I punti che lo separano dallo scudetto, ora, sono 14. Tanti, troppi, con 12 partite alla fine, per sperare davvero di poterlo raggiungere. Ma Antonio Conte era stato chiaro solo qualche settimana fa: parlare di titolo era fuori dalla realtà. E allora, il Napoli quarto in classifica si deve guardare indietro: +4 dal quinto posto. E lì si comincia a tremare. Perché non è solo una questione di classifica, ma di prestazioni: l’Atalanta che batte in rimonta i campioni d’Italia è lo specchio di come i nerazzurri si siano definitivamente ripresi dopo l’inizio con Juric e siano in piena lotta Champions. La stessa lotta nella quale Conte, alla fine, si è trovato impelagato.
Infortuni e bilanci
Il problema è ormai atavico in questo Napoli. Non è propriamente una crisi di risultati, perché l’aritmetica ancora sorride, ma proprio di numeri interni. A Bergamo mancavano in sei, tutti potenzialmente titolari: Di Lorenzo, Rrahmani, Anguissa, De Bruyne, McTominay, Neres. E in generale quasi tutti hanno avuto dei problemi fisici di media o lunga entità. A partire da Lukaku, che è tornato ma che ancora non è riuscito a incidere come l’anno scorso (ha anzi sbagliato il rigore decisivo in Coppa Italia).
Proprio l’infortunio del belga del precampionato è quasi sembrato un brutto presagio di quello che sarebbe poi capitato quest’anno. E che andrà valutato per bene alla fine della stagione. Lo staff è lo stesso, cioè quello che ha vinto lo scudetto, e la squadra era stata veramente rafforzata per permettere a Conte di affrontare al meglio tutti gli impegni. È stato sbagliato qualcosa? E se sì, cosa? Sono interrogativi che a Napoli già si pongono e che, indipendentemente da come andrà a finire (l’obiettivo, ora, resta quello di centrare quanto meno il quarto posto), verranno posti a fine anno. Quando si tireranno le somme. Di nuovo.
Conte, infatti, si confronterà con la società per capire se il piano triennale stabilito un anno fa avrà ancora ragion d’essere. Tradotto: se restare ancora insieme o se separarsi. Una prospettiva che già era stata ventilata la scorsa estate e che ora sembra ripetersi. Come si era ripetuta all’Inter e al Tottenham. E prima ancora al Chelsea. Tre esperienze biennali che fanno pensare a come il percorso dell’allenatore, di fatto, abbia una durata temporale molto precisa. E che l’esperienza alla Juventus sia stata un’eccezione. Era durata tre anni, in bianconero. Lo stesso periodo che avrebbe in mente De Laurentiis. ‘Avrebbe’, appunto. È ancora tutto da stabilire.
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