‘Morte accidentale di un anarchico’, torna al Carcano di Milano la commedia più nota di Dario Fo e Franca Rame con Lodo Guenzi e la regia di Giorgio Gallione
Nel centenario della nascita di Dario Fo, torna a Milano la sua commedia più nota, Morte accidentale di un anarchico, in scena al teatro Carcano dal 17 al 22 febbraio. La vicenda raccontata, notissima, riguarda la morte – ironicamente definita ‘accidentale’ – dell’anarchico Giuseppe Pinelli, caduto dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano il 15 dicembre 1969, a pochi giorni dalla strage di Piazza Fontana.
Ai tempi della scrittura dello spettacolo, Dario Fo e Franca Rame dovettero escogitare un escamotage per aggirare la censura e le critiche: trovarono quindi nella vicenda di Andrea Salsedo, un anarchico morto in circostanze misteriose negli Usa degli anni Venti, una storia simile a quella di Pinelli e dichiararono di essersi ispirati a lui per la rappresentazione.
In una stanza della questura di Milano, il commissario Bertozzo ferma, interroga e rilascia un uomo affetto da ‘istriomania’, il bisogno di spacciarsi per altre persone. Quando questo ‘matto’ resta solo nell’ufficio, scopre alcune carte sulla vicenda di un anarchico caduto dalla finestra dello stesso ufficio in circostanze misteriose. Decide quindi di inscenare una farsa: si finge un giudice per convocare un altro commissario, un poliziotto e il questore – identico a Hitler – presenti al momento della defenestrazione, e così concordare una versione comune sulla vicenda, dato che le dichiarazioni rilasciate nei giorni precedenti da ognuno di loro tradiscono delle forti contraddizioni. I tre con molta fatica riescono ad accordarsi su una dichiarazione comune, al punto da esporla a una giornalista che viene invitata dal matto (ora nei panni di un medico legale) a intervistare il questore. Bertozzo intanto rientra nell’ufficio e riconosce il matto, ma si scatena una situazione da commedia degli equivoci: lui cerca di convincere i tre di non essere davanti a un medico legale; loro – che lo sanno, ma perché pensano si tratti di un giudice – lo spronano a tacere davanti alla giornalista. Solo quando la versione comune verrà irrimediabilmente compromessa dalle troppe discrepanze, il matto si travestirà da vescovo per poi rivelare la sua vera identità: si tratta di un semplice matto che è stato però capace di portare a galla le contraddizioni riguardo la morte dell’anarchico. E così, con il meccanismo della comicità, avvicinarsi un po’ di più alla verità e riuscire a decifrare meglio la realtà.
Lo spettacolo vede in scena un ottimo Lodo Guenzi (Lo Stato Sociale), Matteo Gatta, Eleonora Giovanardi, Alessandro Federico, Marco Ripoldi e Roberto Rustioni, con la regia di Giorgio Gallione che arricchisce il testo con riferimenti alla cronaca e all’attualità politica: dai rave party alla vicenda Cucchi, dalle intercettazioni alla polemica sugli scioperi del venerdì. Fino a chiudere la pièce con una frase presente anche nella versione originale, ma ancora tragicamente attuale: “Siamo immersi nella merda fino al collo, ma è per questo che camminiamo a testa alta”.
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