Garlasco, Panzarasa non c’entra nulla: «Basta campagne diffamatorie, è estraneo»
La vicenda giudiziaria più tormentata d’Italia continua a essere una fonte molto prolifica di polemiche e controversie. Stavolta sono i legali di Marco Panzarasa a prendere la parola con fermezza. Gli avvocati Orietta Stella e Cristina Castagnola denunciano infatti «l’ennesima campagna diffamatoria» contro il loro assistito, amico e compagno di liceo di Alberto Stasi ai tempi del delitto di Chiara Poggi. La posizione è netta: «la magistratura ha da tempo e in più occasioni, irrevocabilmente stabilito che ogni accostamento – anche indiretto – del nostro assistito al tragico evento costituisce una grave diffamazione a suo danno, fondata su fatti falsi, inventati e dolosamente distorti».
La completa estraneità di Panzarasa
I legali ricostruiscono un percorso processuale inequivocabile. La Procura della Repubblica dell’ex Tribunale di Vigevano, che all’epoca si occupava delle indagini, ha stabilito irrevocabilmente la completa estraneità di Panzarasa rispetto ai fatti delittuosi. Un’estraneità che, sottolineano, non è stata in alcun modo scalfita dalle nuove indagini condotte dalla Procura di Pavia. Anzi, Panzarasa si è prontamente sottoposto agli accertamenti scientifici ammessi in sede di incidente probatorio, sollecitati nel suo caso dalla parte civile, e tutti hanno dato esito negativo. Per questo le avvocatesse definiscono «inammissibile ed eticamente inaccettabile che la reputazione personale e professionale del loro assistito sia ciclicamente oggetto di allusioni la cui falsità è evidente». Sono pertanto al vaglio altri articoli, video e post pubblicati su diverse piattaforme, per i quali si sta valutando di procedere a tutela non solo del collega, ma anche della famiglia.
Gli indizi che puntano su Sempio
E mentre si chiude definitivamente questa porta, se ne tiene aperta un’altra. Il filo degli indizi che la Procura di Pavia sta tessendo contro Andrea Sempio, commesso di 37 anni e amico d’infanzia di Marco Poggi (fratello della vittima), corre lungo dei paletti ben precisi. Il Dna sulle unghie di Chiara, l’impronta 33 (una parte del palmo della mano) rimasta su una parete delle scale che portano nel seminterrato, le telefonate anomale a casa Poggi nei giorni precedenti al delitto, il biglietto del parcheggio di Vigevano presentato come alibi senza che nessuno lo avesse richiesto.
Entro la primavera del 2026 la Procura intende chiedere il rinvio a giudizio del giovane. Ma il quadro regge? Beh, il Dna, benché emerso in incidente probatorio, resta al centro di un dibattito aspro: la perita Denise Albani ha stabilito che appartiene a un individuo maschile del ramo paterno della famiglia Sempio, ma i legali dell’indagato parlano di possibile contaminazione da contatto, visto che Sempio frequentava assiduamente la villetta. I pm ribattono che sulle stesse unghie non c’era traccia né dei familiari stretti di Chiara né di Alberto Stasi, condannato in via definitiva. La verità, come sempre a Garlasco, resta sepolta sotto strati di ipotesi che si accumulano in pile sempre più alte e indistinguibili o si incastrano in nodi sempre più difficili da sciogliere.
