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Algeria, il caccia stealth russo spunta in un video sui social e riaccende le tensioni tra Rabat, Israele e Nato

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Nell’era dei telefonini e dei social mantenere segreta un’operazione militare può essere difficile. Un video realizzato da un coltivatore di patate algerino e postato ai suoi conoscenti, quindi ai conoscenti di questi ultimi, sembra confermare che l’Algeria è il primo Paese ad aver ricevuto dalla Russia il caccia stealth Sukhoi 57 di quinta generazione. Il filmato finito online mostra infatti la sagoma particolare e unica del più moderno caccia russo stagliarsi nel cielo azzurro e con lo sfondo di un paesaggio collinare tipico dello Dzayersettentrionale. Una ricerca sul web con l’ausilio dei portali che attraverso l’intelligenza artificiale aiutano a capire l’autore che per primo ha postato le immagini, indica che il video è stato pubblicato dall’utente arabo di TikTok “doz.kbran”, il cui profilo pubblico presenta anche clip di calcio algerino e paesaggi urbani. In realtà la geolocalizzazione porta a localizzare il filmato nei pressi della base aerea di Oum El Bouaghi, situata nei pressi della città di Ain Beida e quasi al confine con la Tunisia. Ma soprattutto a 1.600km in linea d’Aria da Tel Aviv. Confrontando quindi le immagini di quest’ultima località con quelle del video, si nota che il paesaggio e il terreno che circondano la base sono coerenti con quelli visibili nella registrazione.

Il governo di Algeri aveva cominciato a mettere gli occhi sui Su-57 già nel 2019 durante il salone aeronautico moscovita Maks, dove era stata presentata per la prima volta la variante da esportazione dell’aeroplano, definita “E”. Quanto accaduto in Algeria pare quindi una nuova puntata della vicenda che, da quell’evento, aveva visto nell’ottobre 2025 apparire una serie di documenti grazie all’attacco informatico del collettivo hacker Black Mirror. Nei fogli scansionati appariva il logo della società statale russa Rostec, che si occupa di esportazione di armamenti, e il destinatario algerino. Così fu chiaro che Algeri avesse effettivamente emesso un ordine per 12 velivoli di quel tipo insieme ad altri 14 cacciabombardieri Su-34. Nel medesimo attacco informatico emerse anche un documento appartenente alla Ao-Kret, ovvero il costruttore che fornisce a Sukhoi l’elettronica di bordo per entrambi i velivoli. E i pacchetti della dotazione di avionica per il Su-57 erano quotati circa 200 milioni di dollari per dodici velivoli. Nel 2019 Mosca era tra i principali esportatori di armi, così i media specializzati riportarono quanto diffuso da Rostec, ovvero che il prezzo totale dell’ordine algerino per i Su-57 corrispondeva circa a due miliardi di dollari per 14 velivoli e il sito di notizie statale russo Sputnik ricevette e riportò la conferma dell’accordo da fonti algerine alla fine del 2020.

La guerra in Ucraina e fa scomparsa del caccia

Con l’inizio dell’Operazione speciale contro l’Ucraina le notizie di questa commessa si erano diradate fino a scomparire, mantenendo però alcune certezze sull’andamento della produzione del Su-57: la costruzione non riusciva a raggiungere il ritmo voluto e i pochi esemplari volanti venivano tenuti al sicuro ben lontano dal fronte. Fino al novembre 2025, quando la Russia ha confermato che due caccia Su-57 erano già stati consegnati a un cliente straniero non identificato, presumibilmente proprio l’Algeria. Ora per le forze della Nato è necessario valutare i possibili effetti della presenza di Su-57 in Algeria, nazione che non riconosce lo Stato di Israele, dal quale però dista 2.900km, ovvero quanto basta perché i Su-57 non possano arrivarci se non effettuando un rifornimento. Con armamento a bordo, pare che il raggio d’azione non superi i 900km, mentre senza armi e con il massimo di carburante, in totale l’aeroplano russo può volare per 3.500km, quindi non abbastanza per coprire la rotta, colpire e ritornare senza scalo. Resta però innegabile l’ammodernamento della flotta algerina e questo spaventa soprattutto il Marocco. La politica di rafforzamento militare di Algeri potrebbe quindi portare altre nazioni dell’area a fare altrettanto. Ricordiamo che nel 2021 le relazioni diplomatiche tra Algeria e Marocco erano state interrotte, che nel 1963 i due Paesi erano in guerra tra loro (la Guerra delle Sabbie) e che il Marocco nel 2020 stipulò accordi con Israele. Dunque la Nato potrebbe presto avere un nuovo problema da tenere sotto controllo sul suo fronte meridionale, ovvero verso le coste mediterranee dell’Algeria. Ma certo d’ora in poi il Marocco deve potersi difendere dai Su-57 e basterebbe un alleato come la Libia per consentire a questi velivoli di colpire Israele. Ipotesi, naturalmente, ma innegabili possibilità. 

Le contromosse di Rabat

Dopo la firma degli Accordi di Abramo nel 2020 il Marocco ha potuto acquistare prodotti della Difesa da Israele. Il motivo paventato sono le tensioni tra Algeri e Tunisi sul Sahara Occidentale, dove le rivendicazioni di sovranità marocchine stavano a quel tempo ricevendo riconoscimenti internazionali. Nel febbraio di quell’anno Israele e Marocco firmarono un contratto da 500 milioni di dollari per il sistema di difesa aerea e missilistica Barak MX costruito Israel Aerospace Industries (IAI), ovvero un armamento progettato per affrontare minacce missilistiche e aeree che può essere installato presso postazioni terrestri o navali. E a questo era seguito l’acquisto di 150 droni prodotti da Bluebird e dovrebbero essere ormai pronte le batterie antiaeree acquistate dalla Elbit Systems che saranno assemblate in Marocco. Infine, Rabat ha stretto un contratto con IAI per un valore di circa un miliardo di dollari per la costruzione di due satelliti spia molto avanzati.






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