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Bombe carta e bottiglie contro la polizia: i centri sociali scatenano gli scontri anche a Milano (video)

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Scene di guerriglia urbana a Milano, dove un gruppo di manifestanti del corteo dei centri sociali, dopo aver indossato cappucci e caschi, ha lanciato bombe carta, fumogeni e bottiglie di vetro contro le forze di polizia e ha provato a forzarne il cordone disposto a presidio dell’ingresso della tangenziale, intonando il coro «tout le monde deteste la police». Gli agenti hanno risposto con gli idranti e i lacrimogeni e sono partiti gli scontri. L’attacco alle forze dell’ordine è scattato all’arrivo in zona Corvetto, per il quale era previsto uno stato di massima allerta. Dopo gli scontri, per i quali sono state subito fermate e identificate cinque persone, i manifestanti si sono ritirati in piazzale Corvetto, in un clima che restava di alta tensione. Poi il corteo è ripartito invitando dal megafono a «farsi sentire contro il governo, Meloni e Piantedosi».

Scontri a Milano: per i centri sociali ogni pretesto è buono

Il corteo è stato organizzato dal “Cio – Comitato insostenibili Olimpiadi”, una sigla che raduna centri sociali, collettivi studenteschi, associazioni e sindacati di base, ufficialmente per protestare contro i presunti danni ambientali provocati dalle Olimpiadi. Nella manifestazione, però, ha trovato asilo di tutto: il sostegno agli atleti trans, la solidarietà al presidente dell’associazione palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti a Hamas, e il contrasto del “sionismo”, il No all’Ice, lo stop alle speculazioni edilizie, il rifiuto del decreto sicurezza e qualche altra causa che potrebbe essere sfuggita. Un armamentario di tutte le istanze possibili che ha fatto sembrare da subito ciascuna un pretesto per cercare di rovinare la festa.

Fumogeni e petardi anche sui binari nei pressi del Villaggio Olimpico

Lo spettro dei disordini era nelle premesse della protesta, per la quale è stata dichiarata la partecipazione di 5mila manifestanti. Si temeva soprattutto per l’arrivo alla tangenziale, su cui c’era lo stato di massima allerta: i manifestanti hanno ritenuto di non “deludere” le previsioni.

Lungo il percorso le intemperanze maggiori si sono registrate all’altezza del cavalcavia all’angolo con via Brembo, il punto in cui il corteo contro le Olimpiadi è passato più vicino al Villaggio Olimpico. Lì sono stati lanciati fumogeni e petardi sui binari sottostanti. Un’azione accompagnata dall’esposizione di uno striscione con su scritto: «Binary is for train. Go trans athletes», con gioco di parole sull’identità di genere binaria, ovvero che riconosce maschi e femmine.

In piazza anche il figlio di Hannoun

Tra gli altri cartelli e striscioni, diversi erano per la Palestina, tra i quali «embargo al sionismo ora» che apriva lo spezzone di corteo dei pro-Pal, e contro l’Ice, fra i quali si ascrive un manifesto con il presidente Usa Donald Trump con in bocca un wc e la scritta «pedofilo stupratore la tua gestapo non la vogliamo». Il figlio di Hannoun ha voluto stabilire un legame tra le due questioni, dicendo dal megafono che il padre «è una delle prime vittime della guerra della destra alla giustizia, alla libertà e alla Palestina. Abbiamo visto cosa c’era negli Epstein files. Daranno Gaza a un gruppo di pedofili».

In testa al corteo, invece, c’erano diversi cartonati di alberi, poiché formalmente il  tema principale della protesta era «lo spreco di denaro pubblico e lo scempio del territorio» che ad avviso dei promotori si sarebbero consumati con le Olimpiadi. «Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne», il testo dello striscione d’apertura del corteo.

Al quartiere Corvetto, tappa finale della protesta, invece, l’attenzione si è spostata su alcuni cantieri edilizi e su un mercato in disuso. I manifestanti sono saliti sul tetto del cantiere e hanno esposto gli striscioni «Stop speculazione nei quartieri», «Case alle famiglie fuori le divise dal quartiere» e «Ice out of Milan». Poi sono arrivati al punto: gli scontri.

 

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