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Il Sinodo sfida Roma e Papa Leone XIV, Germania verso lo scisma

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Da Wittenberg a Limburgo sulla Lahn corrono circa 500 chilometri, tanti quanti sono gli anni (505 per la precisione) che separano l’affissione delle 95 tesi di Martin Lutero sul portale della cattedrale-castello di Ognissanti e la proclamazione, a inizio febbraio, dell’ultimo appuntamento del sinodo tedesco “celebrato” dal vescovo di Limburgo Georg Bätzing che di fatto prepara lo “scisma di Germania”. Martin Lutero era agostiniano e a Roma regnava Leone X; oggi in Vaticano siede un altro Leone che è stato il Priore generale degli agostiniani.

A guardarle con gli occhi di Niccolò Machiavelli queste “coincidenze” c’è da farsi venire i brividi e non già perché «tutti li tempi tornano, li uomini sono sempre li medesimi». La ragione è più profonda e sconcertante: sugli spalti di questa contesa tra Roma e i tedeschi, che è insieme di diritto canonico e dottrinale, siedono, con un tifo da ultras, i partigiani o nostalgici di papa Bergoglio convinti che Robert Francis Prevost non riuscirà a fermare la deriva populista cattolica che parte dal Reno e arriva al Tevere.

Gesuiti, continuità forzata e identità agostiniana

In gran parte sono gesuiti che hanno perduto l’occasione storica con la scomparsa di Francesco; mai uno di loro era salito al soglio di Pietro e la ragione è semplice: i gesuiti hanno troppa confidenza col potere e i vizi terreni. Toccò ad Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica – la temutissima rivista del “Papa nero” – il primo affondo, inventandosi un’intervista inedita con Prevost per sancire una continuità con Bergoglio che non può esserci nelle cose. Non foss’altro perché l’attuale pontefice è agostiniano.

Vede il mondo con occhi diversi dall’attivismo gesuitico: per lui va redento. Lo ha dichiarato pubblicamente: «Non dirò perché, ma non in tutti gli incontri con il cardinal Bergoglio siamo andati d’accordo». Eppure lo stanno tirando per la talare perché sia il sosia di Francesco. Lo fanno i padri dehoniani, colonna portante del cattolicesimo di sinistra: hanno il loro quartier generale a Bologna e non è un caso che il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo felsineo e presidente della Conferenza episcopale italiana, sia il vero capo dell’opposizione bergogliana a Leone XIV. Che confida, per frenare Prevost, nello scisma di Germania.

La lezione di Machiavelli e la missione di Leone XIV

Viene in mente che l’autore de Il Principe, osservando il divenire della Storia, scandisce: «La virtù genera quiete, la quiete ozio, l’ozio disordine, il disordine rovina, e dalla rovina si risale all’ordine, generando virtù, gloria e fortuna, in un circolo perpetuo».

La Chiesa si trova col nuovo Papa, osteggiato da chi rimpiange il mondialismo pop di Francesco, a dovere prendere atto che in Germania è giunto il tempo della rovina e a Leone XIV è affidata la missione di ristabilire l’ordine. La prossima settimana è convocata l’assemblea sinodale tedesca che sancirà il progressivo allontanamento da Roma cominciato nel 2019 sotto la regia del cardinale bavarese Reinhard Marx, uno talmente di fiducia di Bergoglio da essere diventato il plenipotenziario dell’economia e dei soldi del Vaticano.

Denaro, riforme e fratture dottrinali

E tutti sanno quanto Francesco fosse sensibile alle faccende di soldi. Marx era l’uomo forte del C9, la ristrettissima cerchia di porpore con cui il defunto pontefice si confidava. E quelli del C9 sono rimasti tutti ai loro posti. È stato il cardinale di Monaco a guidare la Chiesa tedesca verso i preti sposati, le donne sacerdote, la consacrazione dei matrimoni gay in una deriva che ha caratterizzato tutto il pontificato di Bergoglio.

Fino al punto che monsignor Guido Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita e non per caso bolognese, disse: «Penso che la legge 194 faccia ormai parte della nostra vita». Quanto questo contrasti con l’idea di Prevost arrivato a polemizzare anche con la destra americana che indulge alla pena di morte è di evidenza palmare.

Sulla vita Leone XIV non ha fatto sconti: «Un vero pro-life è contro l’aborto, la pena di morte, l’eutanasia e la confusione gender». Gli ha risposto indirettamente Matteo Maria Zuppi in una intervista al Corriere: «È l’ora che si faccia una legge sul fine vita».

Statuto sinodale e linea rossa di Roma

La prossima settimana il Sinodo tedesco promulgherà lo Statuto della Conferenza Sinodale già approvato il 29 novembre dal Comitato centrale dei cattolici che prevede parità di seggi nel governo della Chiesa tra consacrati e laici, che avvia al sacerdozio le donne (già ci sono state delle cerimonie che preludono all’ordinazione) che ha ratificato la benedizione di coppie gay, che è arrivata alla pubblicazione del matrimonio di alcuni sacerdoti e che con il cardinale Bätzing ha reso valida l’eucarestia e i sacramenti scambiati tra le confessioni cattolica, ortodossa e protestante.

Una deriva del tutto inaccettabile per Roma e, appena creato papa, Benedetto XIV ha ribadito quanto aveva già affermato nel 2024 come prefetto del Dicastero per i vescovi: «Non è ammissibile per il diritto canonico che la Conferenza episcopale sia governata dai laici». Oggi ha aggiunto un durissimo richiamo teologico dottrinale. Ne ha discusso in un colloquio molto riservato con monsignor Nikola Eterovic, il nunzio apostolico in Germania che sta per andare in pensione a cui il Papa avrebbe affidato un’ultima perorazione per evitare lo scisma. Di cui ha parlato apertamente con Prevost il cardinale Gerhard Müller, da sempre su posizioni conservatrici e preoccupatissimo per il «processo di protestantizzazione» che il cattolicesimo tedesco sta subendo.

Fedeli, tasse e l’ombra di Lutero

Perché tra le righe dei documenti di Bätzing e Marx si legge anche una preoccupazione economica. In Germania l’appartenenza a una fede si dichiara e si pagano le tasse per la propria chiesa. Ebbene negli ultimi tre anni mancano 400 mila cattolici, ma invece di interrogarsi sull’allontanamento dalla tradizione i vescovi tedeschi – hanno del tutto ostracizzato i porporati conservatori Rudolf Voderholzer, Stefan Oster, Rainer Maria Woelki – inseguono i seguaci di Lutero. E dire che in un sondaggio condotto dal settimanale cattolico Die Tagespost su duemila fedeli le risposte sono sconcertanti: solo il 21 per cento concorda col Sinodo e il 24 per cento annuncia che abbandonerà la Chiesta tedesca che addirittura pare avvertire con fastidio l’apertura della canonizzazione di Benedetto XVI di cui è stato riconosciuto il primo miracolo.

Pressioni su Prevost e segnali di svolta

Il caso Germania è oggi il grimaldello nelle mani dei bergogliani intenzionati a condizionare Prevost. Lo ha fatto il cardinale Marx in apertura di Concistoro – un paio di settimane fa – annunciando un’iniziativa per il sacerdozio femminile. Questa prima solenne assemblea dei cardinali convocata dal Papa – ce ne sarà un’altra a giugno – è stata l’occasione per far vedere a Leone XIV che i bergogliani ci sono e lottano uniti.

Il cardinale Fabio Baggio, attuale segretario del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, ma che aspira a salire nella gerarchia, ha parlato della riforma della curia, ma secondo Bergoglio. Il cardinale Tucho Fernández, rimasto a capo del Dicastero per la dottrina della fede, ha tuonato contro la «proclamazione ossessiva di dottrine e norme». Con Luis Antonio Tagle che resta ancora a Propaganda Fide, sono stati i fedelissimi di Francesco a schierarsi nelle aperture alle cose terrene il primo, alla Cina il secondo. E cercano di condizionare le azioni di Prevost che ancora non ha dispiegato la sua riforma. Anche se ha avvertito i cardinali: «Basta con sotterfugi e smanie di protagonismo».

Intanto Prevost ha nominato il suo successore al dicastero per i Vescovi, monsignor Filippo Iannone; sta condizionando la politica estera vaticana avendo di fatto commissariato il cardinale Pietro Parolin che, come dimostra la vicenda per la trattativa del salvacondotto di Nicolas Maduro, è assai meno ostile all’Occidente e agli Usa e comincia ad accogliere dimissioni “spintanee”. Le prime e più clamorose potrebbero essere proprio quelle di Georg Bätzing da presidente dell’episcopato tedesco.

Il 6 gennaio, fine dell’anno giubilare, Leone XIV ha chiuso in San Pietro la porta Santa, quella che aveva aperto Francesco. È un simbolo: i cattolici sanno che i simboli contano.






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