Guida ai fondi pensione: tipologie, differenze e come scegliere il più adatto a te
I fondi pensione, infatti, rappresentano uno strumento fondamentale per integrare la pensione pubblica e garantire una maggiore sicurezza economica nel lungo termine.
Un fondo pensione aperto è accessibile a chiunque, indipendentemente dalla posizione lavorativa, e viene gestito da banche, assicurazioni o società di gestione del risparmio.
La sua caratteristica principale è l’elevata flessibilità sia nell’iscrizione sia nei versamenti, consentendo una personalizzazione del percorso previdenziale.
Le principali tipologie di fondo pensione in Italia
I fondi pensione chiusi, detti anche negoziali, sono riservati a specifiche categorie di lavoratori definite dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL). Questi fondi nascono da accordi tra sindacati e datori di lavoro, che spesso versano un contributo aggiuntivo a favore dei dipendenti.
Hanno costi di gestione generalmente più contenuti rispetto ai fondi aperti, ma offrono minor flessibilità nella scelta e nei versamenti, essendo vincolati alle condizioni previste dal contratto collettivo.
Infine, i fondi pensione preesistenti sono quelli istituiti prima del 15 novembre 1992, data di entrata in vigore della prima legge organica sulla previdenza complementare (D.Lgs. 124/1993). Questi fondi, spesso legati a grandi gruppi industriali o bancari come ENI, Pirelli, Intesa Sanpaolo e Unicredit, conservano un proprio regime transitorio che ne mantiene alcune peculiarità originarie.
Si dividono in FPP autonomi, con personalità giuridica distinta e bilancio separato, e FPP interni, che rappresentano patrimoni dedicati all’interno del bilancio aziendale. I fondi preesistenti vantano patrimoni pro-capite elevati e contributi datoriali storicamente generosi, ma sono quasi sempre chiusi a nuovi iscritti e meno trasparenti rispetto ai fondi moderni.
Secondo gli ultimi dati della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), in Italia sono attivi 291 fondi pensione, così distribuiti: 38 fondi aperti, 33 fondi chiusi o negoziali, 151 fondi preesistenti e 69 piani individuali pensionistici (PIP).
Gli iscritti complessivi superano gli 11 milioni, con una prevalenza di dipendenti del settore privato (circa 6 milioni), seguiti da autonomi (1,5 milioni), dipendenti pubblici (mezzo milione) e altre categorie.
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto importanti novità per incentivare ulteriormente l’adesione alla previdenza complementare. Tra queste, spicca l’aumento del limite massimo di deducibilità fiscale annua dei contributi a 5.300 euro, un incremento rispetto ai 5.164,57 euro precedenti.
Inoltre, è prevista la possibilità di dedurre i contributi non dedotti nei primi cinque anni di iscrizione, entro certi limiti, e una maggiore flessibilità nelle modalità di erogazione delle prestazioni pensionistiche, con la possibilità di convertire fino al 60% del montante accumulato in capitale anziché rendita.
Una delle innovazioni più rilevanti riguarda l’adesione automatica dei lavoratori del settore privato di prima assunzione ai fondi pensione, salvo diversa scelta da parte del lavoratore entro 60 giorni dall’assunzione.
Questa misura, già avviata in via sperimentale, mira a estendere la copertura previdenziale complementare a un numero maggiore di lavoratori, sfruttando anche la possibilità di destinare il TFR maturando alla forma pensionistica prescelta.
Il datore di lavoro è tenuto a fornire un’informativa dettagliata sugli accordi collettivi applicabili e sulle opzioni disponibili, garantendo trasparenza e consapevolezza nelle scelte del lavoratore.
La gestione dei versamenti e dei prelievi è regolata da nuove disposizioni volte a tutelare meglio gli aderenti, comprese le normative relative alla tassazione delle rendite a durata definita e frazionate, nonché le modalità di riscatto in caso di decesso del beneficiario.
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