Addio a Giuseppe Depaoli era l’anima del Velo Club di Ivrea
Ivrea
Se n’è andato in punta di piedi, accompagnato da pochi intimi, nella riservatezza voluta dalla famiglia, ma il vuoto che lascia Giuseppe Depaoli, scomparso a 89 anni di età, è davvero di quelli incolmabili, per la sua attività nel mondo del ciclismo, per l’impegno politico e sociale, per l’entusiasmo che, per tutta la vita, ha messo in qualunque cosa abbia affrontato. Ad accompagnarlo nell’ultimo viaggio, adagiata sul feretro, la maglia arancione e blu del Velo Club Eporediese, il sodalizio che nel 1966 ha contribuito a creare e che da allora ha sempre seguito, cambiando ruoli e mansioni, ma sempre con l’entusiasmo a mille. È stato presidente della squadra (e ancora ricopriva la carica di presidente emerito) ma non si è mai tirato indietro quando c’è stato da spostare una transenna o cambiare un tubolare bucato. La sua giovialità era fondamentale nella gestione delle formazioni giovanili: mai una sfuriata, mai una reprimenda; al massimo un rimbrotto accompagnato dal suo sorriso e dall’immancabile «Dai, bocia!» con il quale spronava gli atleti a dare il meglio.
Luigi Ricca, sindaco di Bollengo, ha condiviso con Depaoli sia la passione per il ciclismo che quella politica: «Era nello staff della Momo Goodyear, la squadra con la quale iniziai a correre nel 1965 e l’anno successivo mi propose di passare nel nuovo sodalizio che stava costituendo, il Velo Club Eporediese, aiutandomi anche a trovare un impiego che mi permettesse di conciliare lavoro e allenamenti. Poi, da giovane sindaco di Bollengo, l’ho ritrovato ad alcune riunioni, appezzando il suo atteggiamento propositivo e la sua capacità di analizzare i problemi e le esigenze della città di Ivrea e del suo quartiere, Bellavista. Fu così che le nostre strade si unirono ancora, nelle fila del Partito Socialista, del quale fu consigliere comunale a Ivrea dal 1998 al 2013, sempre attento all’aspetto civico del suo ruolo, mai preconcettuale nelle posizioni e lungimirante, come sui casi dell’emodinamica e della Fondazione Guelpa. Tornando al ciclismo, è stato anche a fianco di mio figlio Maurizio, quando indossò la maglia del Velo Club e mi resi conto in quell’occasione di come la sua passione fosse rimasta la medesima di quando correvo io».
Commosso il ricordo di Lucia Negro, oggi alla presidenza del Velo Club Eporediese: «Se ne vanno sessant’anni di vita condivisa, di allenamenti e di gare, di ore passate assieme in federazione. Fu proprio “Depa”, come lo chiamavamo tutti noi, con mio papà Vittorio, Aldo Caccini e Riccardo Filippi (campione del mondo dilettanti a Lugano nel 1953 e gregario di Fausto Coppi, ndr) a dare vita alla squadra. Erano i tempi in cui andavano casa per casa a conoscere i ragazzi, a capire se c’era la stoffa dell’atleta, a tastare loro il polso per capirne, così al volo, le potenzialità fisiche. Dire che ci mancherà è poco, lui è stato davvero l’anima del Velo Club Eporediese, sempre pronto a dare un consiglio a risolvere un problema. In questi giorni i ricordi si susseguono e si sovrappongono, perché abbiamo davvero condiviso una vita».
I funerali di De Paoli si sono svolti a Pavone giovedì pomeriggio; lascia la moglie Anna, la figlia Francesca e la sorella Rosalba. Ma lascia soprattutto una serie di ricordi e un esempio che meritano di essere conservati e tramandati.
