Cava di San Bernardo di Ivrea in tribunale, il Comitato fa ricorso al Tar contro Città metropolitana
IVREA. Era nell’aria da tempo che per gli abitanti di San Bernardo non sarebbe finita lì, ma che al contrario avrebbero incanalato la propria battaglia a difesa del quartiere appellandosi alla giustizia amministrativa regionale, stringendo i tempi su quel «2026 avanzato» dichiarato da Cogeis come probabile inizio dell’attività estrattiva. Ora è ufficiale. Il Comitato No cava di San Bernardo ha depositato un ricorso al Tar del Piemonte contro il rinnovo decennale della concessione in favore di Cogeis, lo stesso rilasciato dalla Città metropolitana di Torino a novembre 2025 che tanto ha fatto discutere. Una scelta maturata dopo mesi di scontro politico e istituzionale (anche tra i residenti e il Comune di Ivrea, nonostante la mozione unanime del consiglio comunale contraria alla stessa cava), che ora sposta il baricentro della vertenza dall’aula consiliare alle aule giudiziarie. In particolare, nel mirino c’è la determinazione dirigenziale n. 6395 del 10 novembre 2025, con la quale Città metropolitana ha autorizzato il rinnovo dell’attività estrattiva in località Fornaci per altri dieci anni, accogliendo con ciò la richiesta avanzata da Cogeis allo scadere della prima concessione decennale, durante la quale di fatto la coltivazione non è mai avvenuta.
Oggi, sabato 24, comincia il volantinaggio di sensibilizzazione in giro per la città. Parallelamente, il comitato di cittadini, che lo scorso dicembre si è registrato all’Agenzia delle entrate nel costituirsi come realtà apolitica e apartitica con il nome Comitato No cava San Bernardo, ha aperto una propria pagina Facebook. Perché nonostante siano passati 12 anni dalla prima forma di protesta ufficiale messa in campo dal Movimento 5 stelle (ai tempi seduto all’opposizione in consiglio comunale) e altrettanti dalla petizione da 2.600 firme che ne scaturì, «ci siamo resi conto che tanti ancora oggi non conoscono la vicenda». Ma il supporto della popolazione, spiegano dal Comitato, ora che va pagata la parcella del legale diventa di vitale importanza. Non stupisce quindi che contemporaneamente al ricorso e all’attività di volantinaggio, il Comitato abbia dato vita a una raccolta fondi.
Alla base del ricorso, «la ferma volontà dei cittadini di San Bernardo di non accettare procedure autorizzative apparse sbrigative e fin troppo "accomodanti" da parte della Città metropolitana nei confronti della ditta proponente», nonostante durante l’intera istruttoria il Comitato abbia «espresso formalmente le proprie riserve, portando all'attenzione delle istituzioni dati tecnici e osservazioni concrete». Osservazioni riguardanti l’impatto della cava in termini di polveri sottili, rumore e vibrazioni, di vicinanza alle case, di viabilità a rischio a causa del continuo passaggio di mezzi pesanti, di ambiente e paesaggio deturpati irrimediabilmente.
Il sito si colloca in località Fornaci, in prossimità di un agriturismo: si estenderebbe per circa 60.000 metri quadri, con scavi fino a circa 5 metri di profondità, per una capacità estrattiva prevista in dieci anni pari a 234.660 metri cubi di inerti, più un deposito di oltre 200.000 metri cubi di terre e rocce da scavo. «Noi ci stiamo muovendo da soli, il Comune nemmeno ci risponde più alle mail». All’indomani del rinnovo della concessione, il Comitato aveva accusato il Comune di “grande bluff”, sostenendo che si dichiarava contrario alla cava, quando in realtà alla volta della Città metropolitana dai suoi uffici partivano solo pareri tecnici favorevoli al rinnovo, senza alcuna nota formale di contrarietà.
