«Il judo scoperto a 17 anni è diventato una parte importantissima della mia vita»
CASTELLAMONTE
Dalla timidezza del debutto al gradino più alto del podio nazionale: la storia di Rita Ughetti è un esempio di tecnica e determinazione. Nata a Rivoli il 4 gennaio 1987, sempre vissuta a Castellamonte, Rita ha costruito la sua carriera sportiva in Canavese, diventando un punto di riferimento per il judo italiano.
La passione per il judo non è nata per scelta, ma per una sorta di casualità quando Rita aveva 17 anni, un’età considerata tarda per iniziare l'agonismo. Nonostante questo e un carattere inizialmente timido, Rita ha trovato nel judo un linguaggio naturale. Allenandosi prevalentemente con uomini è riuscita a compensare la differenza di forza fisica attraverso la tecnica. «Ho iniziato tardi, a 17 anni. I miei genitori portavano mio fratello in palestra e quindi decisero di portare anche me. Da quel momento il judo è diventato una parte importantissima della mia vita – dice Rita – ed è stato un percorso lungo, cominciato con i campionati amatoriali della Uisp fino ad arrivare ai campionati italiani. E devo dire che in tutti questi anni non mi sono mai sentita una campionessa, erano fondamentalmente i miei allenatori a darmi questa consapevolezza». Sembra semplice ma le capacità sportive, la forza di volontà e l'impegno quotidiano le spianano un'autostrada verso i titoli più importanti. Vince 7 titoli nazionali Uisp: una serie impressionante di vittorie ottenute prima e durante il passaggio alla federazione ufficiale. Nel 2015 arriva sul gradino più alto del podio ai campionati italiani assoluti a Torino, il titolo più prestigioso, nella categoria oltre 78 kg. In un PalaRuffini vibrante di tensione e tifo, Rita si prende il titolo nazionale sbaragliando tutte le avversarie. La vittoria del titolo le apre le porte della rappresentativa nazionale, portandola a partecipare all'European Cup di Roma nel 2016, una gara di livello mondiale valida per le qualificazioni olimpiche. E per concludere la sua carriera sportiva conquista, in Coppa Italia, una medaglia di bronzo nel 2017 e una d'argento nel 2018. Nella bacheca di Rita Ughetti c’è anche il premio Dario Ruffatto, il riconoscimento assegnato all’atleta dell’anno dal Comune di Castellamonte e dai familiari del cronista della Sentinella scomparso nel 2016.
«Mi sono accorta molto presto che combattere sul tatami mi veniva naturale, quasi spontaneo e non ho mai sofferto la pressione della gara – continua Rita – per me l'importante era essere immersa nel grande mondo del judo». Il termine Judo è composto da Ju (cedevolezza/gentilezza) e Do (via). Letteralmente è "La Via della Gentilezza". E mai espressione è più calzante per Rita. «Nel combattimento ti vai a confrontare da sola con un'altra persona – continua – e dietro c'è tutta un'arte che mi ha appassionato sin dall'inizio. È importante utilizzare la forza dell'avversario nel corso del combattimento. Io spesso mi allenavo con i ragazzi e riuscire a batterli, utilizzando queste tecniche, è stata sicuramente una esperienza importante. Questa disciplina mi ha dato sicurezza e tranquillità, insegnandomi che con l'impegno si può affrontare qualsiasi cosa nella vita».
Il ritiro dall'agonismo avviene nel 2018 (dopo l'ultima finale di Coppa Italia), ma Rita non abbandona il mondo del judo: trasforma la sua esperienza agonistica in una missione educativa. Ottiene la qualifica di allenatrice federale e oggi guida l'Accademia Canavese judo a Salassa con sede nella palestra comunale.
Dedica particolare passione all'insegnamento del judo per bambini , seguendoli non solo nell'aspetto tecnico ma soprattutto in quello emotivo. La palestra è un ambiente che non punta esclusivamente all'agonismo esasperato, ma accoglie anche amatori che praticano per pura passione, mantenendo vivo lo spirito educativo delle arti marziali. Sotto la sua guida, l'Accademia Canavese judo continua a raccogliere successi, come dimostrato dai recenti risultati d'oro ottenuti dai suoi giovani atleti nelle competizioni regionali del 2025 e inizio 2026. «Il momento della mia carriera sportiva che ricordo con grande gioia è stata sicuramente la vittoria ai campionati assoluti. Ma la prima vera emozione è stata quando ho vinto il primo campionato nazionale Uisp nel 2010 a Bologna che per me sembrava un traguardo irraggiungibile – confida Rita – una vittoria indimenticabile che mi ha fatto capire che potevo andare avanti con questo sport. Anche il ruolo di allenatrice mi ha riservato molte emozioni. Quando i bambini fanno le gare mi sembra di ritornare a combattere. Stare vicino ai più piccoli, soprattutto nel momento più delicato che è prima della gara diventa un'emozione impagabile».
