Milano-Cortina, la figuraccia sui tedofori diventa un caso politico. Lega: “Miti dello sport esclusi, è sconcertante”. Abodi: “Voglio capire i criteri”
Per far esplodere definitivamente il caso è servita la protesta di Silvio Fauner, oro olimpico a Lillehammer ’94. Ma ora la figuraccia sulla selezione dei tedofori delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 diventa perfino una questione politica, con la Lega di Matteo Salvini che definisce la gestione “incomprensibile e sconcertante“, mentre il ministro dello Sport Andrea Abodi ha annunciato che chiederà “informazioni alla Fondazione Milano-Cortina e al Coni per capire quali siano stati i criteri di selezione“. Il nodo della questione lo aveva anticipato ilfattoquotidiano.it già settimane fa, ma è servita la protesta degli atleti perché diventasse evidente: a portare la fiamma olimpica in giro per l’Italia si sono visti influencer, celebrità di vario genere tra attori, chef e cantanti. Gli sportivi, specialmente quelli delle discipline invernali ma non solo, denunciano invece di non essere stati coinvolti.
“Non c’è rispetto per noi campioni, la considero un’offesa incredibile“, ha denunciato Fauner alla Gazzetta dello Sport, precisando di aver raccolto il malcontento di “10 atleti e 35 medaglie olimpiche“. La leggenda dello sci di fondo italiano ha attaccato: “Hanno preferito gente dello spettacolo come l’Uomo Gatto, cantanti che non incarnano certo le discipline olimpiche”. Ma non è stato l’unico a lamentarsi: da Giorgio D’Urbano (ex preparatore di Alberto Tomba) a Kristian Ghedina, dalla nuotatrice Ilaria Bianchi allo schermidore a Matteo Tagliariol, campione olimpico di spada maschile di Pechino 2008.
Intanto è cominciato lo scaricabarile istituzionale: Fondazione Milano Cortina – che gestisce la scelta dei tedofori in collaborazione con gli sponsor Coca Cola e Eni –ha fatto capire che per il coinvolgimento di certi nomi storici dello sport azzurro faceva affidamento sul Coni, che invece ha sostenuto di avere solo in mano la scelta dei portabandiera. Per fare da tedoforo e portare la fiamma olimpica nella propria città, era disponibile un form da compilare online. I campioni dello sport – soprattutto quelli delle discipline invernali – si aspettavano però di essere chiamati personalmente, anche perché così è stato fatto per molti dei nomi dello spettacolo che sono stati coinvolti come tedofori.
La fiamma olimpica diventa così pretesto per lo scontro politico. La Lega ha diramato una nota durissima: “La scelta dei tedofori, che non ha previsto il coinvolgimento complessivo dei miti dello sport, è incomprensibile e sconcertante. Anche perché non è stata in alcun modo concertata con il ministero di Matteo Salvini che più di tutti si è speso per la realizzazione dei Giochi”. Poi il comunicato conclude: “L’auspicio è che venga trovata una soluzione al più presto”. A stretto giro è arrivato la prima replica, del ministro Andrea Abodi, già ai ferri corti con Salvini su altri fronti (ultimo la nomina del commissario per gli stadi).
“Ho chiesto, alla luce di quello che è emerso, informazioni alla Fondazione Milano-Cortina e al Coni per capire quali siano stati i criteri di selezione. In linea di principio è evidente che le leggende dello sport e chi ha fatto la storia dello sport dovrebbe essere tenuto in grandissima considerazione. Sono rimasto anche io un po’ spiazzato, oggettivamente, perché di fronte ad un fenomeno meraviglioso come quello della fiaccola, tra i 10.001 tedofori, credo che la platea degli olimpionici dovesse essere un’avanguardia“, ha detto il ministro per lo Sport e i Giovani, a margine della conferenza stampa di presentazione del progetto Campo Giovani al Viminale. “Il tour della fiaccola è la testimonianza dei valori rappresentati dal fuoco olimpico che le persone devono mettere in campo, dimostrando di saper rappresentarli non solo con le parole ma con i fatti. Mi riservo di avere tutte le informazioni, per poi esprimere una valutazione“, ha concluso Abodi.
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