Dall'ambulatorio medico al palco di Zelig, l'avventura del dottor Scagnelli
PAVIA. Trentadue anni, nativo di Castel San Giovani ma residente ormai da tempo in Borgo Ticino a Pavia, Stefano Scagnelli è medico di famiglia a Sommo dal 2022. Segue 1.700 pazienti, un numero elevatissimo. E molti di loro quasi non ci credevano quando - durante una puntata di Zelig On su Italia Uno lo scorso dicembre - hanno scoperto anche il loro dottore di fiducia. Che appunto alla sua professione abbina il piacere di far sorridere.
Iscriviti al nostro canale Whatsapp: le notizie arrivano via messaggio. La registrazione è gratuita
Dottor Scagnelli, quando è nata la passione per la comicità?
«In realtà l'ho sempre avuta. Da bambino guardavo e riguardavo i programmi comici come Zelig e Colorado, li cercavo anche su YouTube. Ho fatto qualcosa a scuola, anche alcune serate di beneficenza con sketch cover di Aldo, Giovanni e Giacomo. Ma nulla di più. Anche perché mi sono dedicato allo studio in Medicina per prepararmi alla professione».
E quindi quando è veramente esplosa?
«Nel periodo del Covid. Io facevo la guardia medica e poi nelle altre ore dovevo restare chiuso in casa come tutti. Lì ho scoperto che online facevano dei corsi di avviamento alla comicità. Ho pensato di provare, almeno per occupare il tempo divertendomi, senza particolari ambizioni. Era il periodo 2020-2021. Quando è terminato il lockdown ho deciso di proseguire questi corsi in presenza, perché mi avevano entusiasmato. Per tre anni ho frequentato l'Accademia del Comico a Milano iniziando anche ad esibirmi con altri artisti di questa realtà. Intanto ho partecipato al concorso a Firenze "La fabbrica della comicità" piazzandomi terzo. Da lì sono cominciati provini e contest vari e sono arrivato a Zelig».
A Zelig è stato subito selezionato?
«In verità no. La prima volta sono stato notato, ma non ho vinto. Mi sono ripresentato alla fine del 2024 portando diversi argomenti e mi hanno guardato con occhi più attenti, proponendomi di partecipare con loro a Zelig Lab nel 2025. Così ho fatto, confrontandomi anche con gli autori. Da qui la convocazione per le due puntate di Zelig On andate in onda su Italia Uno a dicembre».
Un sogno che si realizzava.
«Veramente. Un'esperienza surreale per me che faccio tutta un'altra professione. Mi guardavo intorno, ero circondato da tanti comici famosi. Mi sembrava di vivere davvero un sogno, divertentissimo».
E i suoi pazienti? Hanno fatto il tifo per lei?
«Naturalmente non ho sbandierato la notizia nè scritto cartelli all'ingresso dell'ambulatorio... quindi tanti hanno scoperto tutto mentre stavano guardando Zelig. E alcuni quasi non ci credevano. Comunque tutti mi hanno fatto i complimenti, non ho ricevuto critiche».
Avere un medico con la battuta pronta e il sorriso foorse è pure terapeutico.
«Ridere fa bene a tutti, certo. La professionalità non deve essere intaccata, ma di sicuro accogliere la gente con un sorriso cambia l'approccio di ogni conversazione».
Le capita di attingere a qualche fatto accaduto in studio per i suoi siparietti comici?
«Guardi, sinceramente per ora preferisco lasciare fuori dal teatro la mia attività di medico, proprio per non rischiare di perdere la fiducia dei pazienti, che magari rischierebbero di essere più timorosi nell'aprirsi con me con le loro storie nel corso dei colloqui. E non sarebbe giusto. Quindi tengo ben separati i due ambiti».
A che cosa attinge preferibilmente?
«Alla vita quotidiana. Mi dicono che la mia comicità sia un po' surreale. Io attingo alle cose di tutti i giorni per estrarre cose particolari».
Tipo?
«Quando parlo dei grissini, cosa comunissima, racconto quello che alla fine accade a tutti: col sacchettino vuoto facciamo il nodo a caramella. Vero? E ognuno di noi finisce col ritrovarsi accomunato in queste piccole manie che fanno ridere».
Progetti per il 2026?
«Continuare a fare il medico. E restare connesso al mondo di Zelig, che sarebbe già bellissimo. Il sogno invece è quello di provare a lavorare con altri comici del territorio per portare a Pavia qualcosa di bello e nuovo e fare uscire la gente di casa per ridere un po’».
