De Laurentiis vince anche fuori dal campo: il brand del Napoli vola
Un gol dopo l’altro, dentro e fuori dal campo. Nell’anno del quarto scudetto, il secondo in tre stagioni, c’è un altro Napoli che vince e si afferma come brand a livello mondiale. Non più la Cenerentola del ballo, oggi è la squadra da battere.
E i risultati sportivi vanno di pari passo con quelli aziendali, che continuano a progredire grazie al lavoro congiunto del presidente Aurelio De Laurentiis e dell’ad Andrea Chiavelli. In un calcio moderno in cui la gestione finanziaria ricopre un ruolo sempre più cruciale, il Napoli è stato incoronato da Football Benchmark come il club più sostenibile del mondo. Un percorso virtuoso intrapreso da tempo, in sinergia con la crescita del brand del club della famiglia De Laurentiis. Gli ultimi tre anni hanno fatto registrare un’accelerazione significativa, facendo passare il valore del brand dai 139 milioni del 2021 ai 240 milioni attuali, con un miglioramento dell’11% soltanto negli ultimi 12 mesi. In Italia solo la Roma ha fatto meglio in percentuale (+15%) ma il club dei Friedkin non solo ha perso una posizione nel ranking rispetto al 2024 (passando dalla 23ª alla 24ª), ma è anche lontano in classifica generale.
Un valore in crescita grazie ai risultati arrivati sul campo ma anche alle intuizioni dell’azienda. A partire da quella dell’ad Chiavelli, che ha portato in società Tommaso Bianchini, fino alla decisione del presidente De Laurentiis di istituire una Direzione Generale Area Business. La guida di Bianchini nello sviluppo commerciale e marketing, insieme al lavoro in sinergia con Valentina De Laurentiis sul fronte merchandising, ha aperto margini ulteriori di sviluppo internazionale. Fondamentali il rinnovo della partnership con Coca-Cola, unico club in Europa a fregiarsene come sponsor sulla maglia, e la produzione di contenuti video del club, ormai diventata un benchmark internazionale. Cruciale negli ultimi anni è poi diventata l’autoproduzione delle divise, che ha permesso al club di far arrivare il suo merchandising ai suoi ottanta milioni di tifosi, o giù di lì, sparsi in giro per il mondo. Con risultati di cui già raccogliere i frutti: rispetto all’anno del terzo scudetto le vendite sono cresciute oltre il 50%. Il lancio delle maglie non ha dimenticato il “Proud to be Napoli” ma ha valorizzato la lingua napoletana e le tradizioni culturali, dal teatro al caffè. Proprio per accaparrarsi la terza maglia, che ha fatto il suo debutto nell’amichevole con l’Olympiacos, gli store di Castel di Sangro sono stati presi d’assalto dai tanti, tantissimi tifosi presenti la scorsa settimana per i giorni finali del ritiro. Un’estate che più azzurra non si poteva e che ha registrato numeri straordinari, con circa 300.000 presenze complessive tra Dimaro e l’Abruzzo: un modello di ritiro impensabile fino a pochi anni fa. E terminata la preparazione, l’amore dei tifosi si è riversato in una campagna abbonamenti da sold out totale, rafforzata da un claim che mette al centro l’appartenenza e la napoletanità. Il club azzurro ha lavorato sodo e la promessa di Conte, «Usciremo sempre con la maglia sudata», è stata rispettata anche fuori dal campo.
Corrieredellosport.it
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