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Август
2025

Russia-Ucraina, Lavrov annuncia: “Inutile discutere di garanzie per Kiev senza di noi”

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Mentre i Capi di Stato maggiori dei Paesi Nato si riunivano in un incontro virtuale per discutere delle eventuali garanzie di sicurezza per l’Ucraina, da Mosca il ministro degli Esteri Sergei Lavrov precisava: «Discutere seriamente delle garanzie di sicurezza senza la Federazione Russa è un’utopia, una strada che non porta da nessuna parte».

Il capo della diplomazia russa ha quindi dichiarato che Mosca «non può accettare che ora si suggerisca di risolvere le questioni di sicurezza collettiva senza la Federazione Russa». Parole nette, volte a spegnere ogni entusiasmo circa il tanto chiacchierato dispiegamento di truppe occidentali proposto da Germania, Regno Unito e Francia.

Se a queste dichiarazioni si aggiungono quelle della portavoce di Lavrov, Maria Zakharova, arrivate proprio mentre i leader europei si trovavano a Washington, in cui la portavoce dichiarava che «di rifiutare qualsiasi scenario che preveda il dispiegamento di un contingente militare in Ucraina con la partecipazione dei paesi della Nato», ecco che la posizione russa appare piuttosto chiara e netta.

Che il processo di pace per la risoluzione del conflitto fosse tortuoso e irto di ostacoli non sorprende di certo. Il summit in Alaska fra Donald Trump e Vladimir Putin, cui ha fatto seguito quello di Washington con Zelensky e gli alleati europei, ha rimesso seriamente in moto le trattative di pace.

Il problema delle garanzie di sicurezza

Uno dei principali ostacoli, forse anzi il più importante, riguarda proprio le cosiddette “garanzie di sicurezza” da fornire all’Ucraina, per le quali Occidente e Russia sembrano avere due concezioni diverse. In linea generale, esse dovranno appunto garantire che in caso di rinnovata aggressione da parte di Mosca esista un meccanismo automatico che permetta agli Stati garanti di intervenire militarmente in difesa di Kiev.

Su questo punto, in seguito al summit in Alaska, Donald Trump ha annunciato che Vladimir Putin ha fatto un’apertura, acconsentendo all’idea di fornire garanzie di sicurezza a Kiev. Dopo il summit di Washington, i leader hanno annunciato che nei dieci giorni successivi avrebbero lavorato proprio a queste garanzie, ma le differenze con Mosca appaiono evidenti.

Se ad esempio Regno Unito, Francia e Germania hanno già fatto sapere di essere disposte a inviare truppe in Ucraina come “forza di rassicurazione” una volta raggiunto un accordo di pace, la Russia, come annunciato oggi da Lavrov, sembra invece avere in mente le garanzie proposte in un documento dagli stessi negoziatori di Kiev nel 2022 durante le trattative, poi naufragate, a Istanbul.

Lavrov ha ricordato che la proposta della parte ucraina, che «la delegazione russa aveva accettato», prevedeva tra l’altro che a garantire la sicurezza dell’Ucraina fossero anche i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, «comprese Russia e Cina, oltre a Usa, Francia e Gran Bretagna», oltre ad altri Paesi, senza che tuttavia ci fosse il dispiegamento di soldati di Paesi terzi.

La sede del faccia a faccia Putin-Zelensky

Al contempo, prosegue la “caccia” alla sede diplomatica che ospiterà quello che potrebbe diventare uno dei vertici più attesi dell’anno, il faccia a faccia tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Tra le ipotesi attualmente in campo, spiccano Budapest, verso cui la Casa Bianca guarderebbe con particolare interesse per ragioni logistiche e di affinità politica con Viktor Orban, una figura gradita anche a Mosca.

Non mancano però alternative presentate da altri attori diplomatici: la Svizzera ha offerto Ginevra, valutata favorevolmente soprattutto per le sue garanzie di neutralità e per la possibilità di concedere un’immunità temporanea a Putin, malgrado il mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale, qualora la visita avesse lo scopo di facilitare colloqui di pace.

La controproposta di Mosca di ospitare il summit a Mosca è già stata respinta da Zelensky, per ovvie ragioni, mentre alcune fonti riportano che l’Ungheria sarebbe pronta a farsi carico dell’organizzazione, con Budapest che sembra emergere come location concreta anche per un possibile incontro trilaterale tra Putin, Zelensky e Trump.






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