Travestito da astronauta palpeggiò una donna durante la sfilata di Carnevale: condannato a 20 mesi
AVIANO. Febbraio 2019, Aviano. La sfilata di Carnevale procede allegra e senza intoppi. Da un carro, un astronauta con tanto di casco lancia coriandoli. Ne agguanta un po’ e li infila nella maglietta di una donna americana. Quell’uomo, denuncerà lei in seguito, le ha palpeggiato il seno: dopo oltre quattro anni verrà condannato in primo grado per violenza sessuale a 20 mesi, pena sospesa e l’obbligo di seguire un percorso contro la violenza.
È l’epilogo di una vicenda particolarmente delicata e complessa: l’imputato si è sempre dichiarato innocente, spiegando di non essere la persona responsabile del palpeggiamento, e ha affrontato il processo con rito ordinario proprio per poter dimostrare la sua estraneità.
Ma, sulla base degli elementi emersi in dibattimento, i giudici hanno deciso: è colpevole. E i suoi legali già riflettono sul ricorso in Appello.
La vicenda si snoda intorno al passaggio di un carro durante il carnevale del 2019. È in quell’occasione che la donna – di nazionalità americana, familiare di un militare e in quel momento in compagnia di un’amica – viene molestata da un uomo travestito da astronauta che indossa il casco.
La pressione troppo intima sul seno sarebbe avvenuta mentre l’uomo cercava di infilare dei coriandoli dentro la maglietta della donna. Scatta la denuncia ai carabinieri della base. Le indagini arrivano a individuare un pordenonese: la donna – che nel frattempo è tornata negli Stati Uniti e che in occasione del processo è stata sentita in videoconferenza – ne riconosce il volto in foto e video scattati in occasione della sfilata ma che non immortalano il momento del contatto.
venerdì 29 settembre, grazie a ulteriori testimonianze, il riconoscimento è stato confermato in aula di fronte al pubblico ministero Andrea Del Missier e al tribunale in composizione collegiale presieduto da Eugenio Pergola (a latere Milena Granata e Francesca Vortali).
L’imputato, difeso dagli avvocati Valeria Managò e Annarosa Martel, si è sempre dichiarato innocente dicendo che c’era stato un errore di identificazione.
I legali, che hanno sottolineato la difficoltà di riconoscimento legata al fatto che tutti, in quel momento, erano mascherati, si riservano, una volta lette le motivazioni, di ricorrere in Appello.
