La Nave di Mestre verso la demolizione: Ater pubblica il bando, da spostare 42 famiglie
La Nave 1, edificio simbolo di Altobello di proprietà dell’Ater, va verso la demolizione. Proprio giovedì 28 settembre l’Agenzia ha approvato il bando a evidenza pubblica per la riqualificazione dell’area ipotizzando anche l’abbattimento dell’edificio da 102 appartamenti.
«Noi chiediamo un progetto di riqualificazione dell’area», spiega il direttore di Ater, Fabio Nordio, «che può prevedere o meno l’abbattimento dell’edificio ma personalmente credo che la scelta di abbatterlo sia quella giusta, perché i costi per una sua riqualificazione sono troppi alti».
Almeno 12 milioni di euro, secondo stime dell’Ater. Oggi dei 102 appartamenti solo 42 sono abitati, gli altri sono vuoti e spesso murati per evitare le occupazioni.
Tra i vincoli del bando, che sarà presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, c’è la ricostruzione di uno o più edifici per ospitare le 42 famiglie.
«In ogni caso, con o senza abbattimento dell’edificio, durante la fase di riqualificazione gli inquilini dovranno spostarsi», aggiunge Nordio, «e abbiamo individuato gli alloggi in varie zone della terraferma. Cercheremo di individuare con loro la sistemazione migliore. Presto tutti gli inquilini riceveranno una lettera da parte dell’ente».
Nei mesi scorsi, quando era trapelata l’ipotesi di abbattimento dell’edificio, erano stati in molti a protestare, compresi i progettisti dell’edificio realizzato a inizio anni Ottanta, gli architetti Gianni Fabbri e Roberto Sordina.
«Ci siamo incontrati, capisco le loro ragioni, ma questo modello, con oltre cento appartamenti, poteva andare bene anni fa, di sicuro non oggi, non aiuta neppure l’integrazione tra persone che arrivano da tanti posti diversi», aggiunge Nordio. L’accordo pubblico-privato permetterà di riqualificare l’area ma, come contrappasso, vedrà la riduzione degli alloggi popolari. Perché chi interviene, investendo alcuni milioni di euro, vorrà costruire spazi commerciali o residenziali da mettere sul mercato. Questa è la strada imboccata dall’Ater.
Nei mesi scorsi una lettera contro la demolizione era stata firmata da 20 tra architetti, docenti, esperti, tra i quali due ex rettori Iuav, Alberto Ferlenga e Marino Folin. Nei mesi scorsi un’azienda si era già candidata, con l’Ater, presentando un progetto di accordo pubblico-privato.
