Salario minimo, le opposizioni incalzano il governo: “Ritiri l’emendamento soppressivo”. Conte: “Non accettiamo rinvii, bluff e meline”
Lo avevano già anticipato e adesso lo hanno ribadito: “La maggioranza ritiri l’emendamento soppressivo” del progetto di legge sul salario minimo presentato dalle opposizioni unite (a eccezione, come noto, di Italia viva). Solo in questo modo potrà iniziare un’interlocuzione. Le forze di opposizione sono tornate a riunirsi in vista della seduta della commissione Lavoro della Camera prevista per martedì. I capigruppo a Montecitorio e nella commissione di Pd, M5s, Azione e Alleanza Verdi-Sinistra (presenti anche Riccardo Magi di +Europa e Maria Cecilia Guerra del Pd) hanno anche confermato “la volontà di andare in Parlamento già il 27 luglio a discutere nel merito della proposta, così come stabilito dalla conferenza dei capigruppo”.
L’apertura al dialogo sul salario minimo, che sarebbe venuta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dalla maggioranza, in realtà rischia di tradursi in un rinvio a settembre della discussione. Un’opzione non gradita dai partiti di opposizione. “Il rinvio a settembre per che cosa? Che cosa devono studiare ancora? Lo vogliono o non vogliono il salario minimo?”, chiede il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, ricordando di aver presentato la proposta già a inizio legislatura e che da mesi è in corso un confronto in Commissione. Una risposta a queste domande deve essere data, per il leader del M5s, “a quattro milioni di lavoratrici e lavoratori con buste paga da fame. Questo non è un sussidio, non è assistenzialismo” ha aggiunto Conte al margine del convegno “Sviluppo sud” a Palazzo San Macuto a Roma.
Una “apertura” che non convince l’ex presidente del Consiglio. “Per noi contano le proposte concrete, contano le dichiarazioni – aggiunge Conte – non i retroscena o posizioni recuperate da qualche articolo di giornale. Se c’è una proposta concreta di confronto, qualche contributo o emendamento costruttivo, lo possiamo accettare. Altrimenti non accettiamo rinvii, bluff e meline“. Tutto parte da un articolo di Repubblica che parlava di una Giorgia Meloni disposta ad “aprire al dialogo” sull’argomento. Una ricostruzione mai smentita dalla premier. Da Fratelli d’Italia però era arrivata – tramite il presidente della commissione Lavoro della Camera, Walter Rizzetto – la proposta alle opposizioni di un rinvio dell’esame della loro proposta a settembre insieme a “un ragionamento più ampio su salari e lavoro”. Domenica sera il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia Tommaso Foti incalzava: “È una bandiera ideologica quella di volere il salario minimo per legge o è una idea sulla quale si può ragionare e quindi arrivare al salario minimo attraverso una contrattazione collettiva, che è la strada maestra, riconosciuta anche dalla Costituzione”.
“La sinistra italiana ha questo vizio – osserva Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera -: quando è al governo non fa nulla delle cose che reclama (si pensi anche alla legalizzazione della cannabis) ma quando va all’opposizione le vuole vedere realizzate”. Dichiarazioni che sembrano tutto tranne che un’apertura. Come quelle di Lucio Malan, presidente dei senatori di Fdi, che sottolinea: “È difficile che la maggioranza accetti la proposta di legge dell’opposizione sul salario minimo. Erano maggioranza fino a poco tempo fa e questa proposta non l’hanno mai neppure portata al voto nei parlamenti precedenti. Oltre a quanto già fatto per aumentare i salari con il taglio del cuneo fiscale, vediamo le proposte. Nella concretezza della dinamica parlamentare ci possono essere altre soluzioni”, sottolinea Malan intervenendo ad Agorà Estate su Rai3.
Intanto la proposta di legge sul salario minimo approderà in aula alla Camera giovedì 27 luglio, con un giorno di anticipo rispetto al previsto. Come deciso dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio, infatti, giovedì inizierà discussione della proposta presentata unitariamente dalle opposizioni (a eccezione dei renziani), che fissa un salario minimo legale inderogabile di 9 euro lordi l’ora. Martedì, però, è prevista la seduta della commissione Lavoro di Montecitorio chiamata a votare l’emendamento del centrodestra che sopprime il testo presentato dalla minoranza.
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