Superski nel segno della sostenibilità: «Ridurremo le emissioni di CO2»
Rivoluzione nel trasporto in valle e in quota. Le società impiantistiche di Dolomiti Superski hanno allo studio l’implementazione di una rete di trasporto attraverso cabine funiviarie – già progettate dalla società Leitner – che raccolgono i viaggiatori a valle degli impianti, li trasportano su rotaia fino alla stazione di partenza dell’impianto, si agganciano alla fune e poi salgono. In discesa assicurano lo stesso servizio. In sostanza si trasformano in navette di trasporto urbano.
«È un sistema concepito nella prospettiva di una mobilità sostenibile che andrà a sostituire l’uso e l’abuso della macchina privata nei contesti ambientali fragili, per esempio verso i passi dolomitici».
Lo afferma il direttore marketing del Consorzio, Marco Pappalardo, invitando Regioni, Province, Comuni a inserire nei rispetti piani di Trasporto pubblico Locale (Tpl) anche le società impiantistiche per l’alternativa che possono offrire.
Già oggi, con le funivie, telecabine, seggiovie in uso, senza aspettare qualche anno per le navette su rotaia o a fune.
Nei giorni scorsi Pappalardo è stato ad Amburgo in Germania, dove ha partecipato al forum europeo di economia “Eurominds”, per partecipare come relatore di Dolomiti Superski al panel di discussione sui mezzi e i sistemi di trasporto di persone sostenibili.
Pappalardo ha presentato gli impianti di risalita come alternativa sostenibile alla mobilità privata con motori termici, che più che mai è problematica, specialmente in estate e sui passi delle Dolomiti.
«Qui», ha riferito il direttore, «esiste già un sistema di trasporto persone, gli impianti di Dolomiti Supersummer, che ha la capacità di sostituire gran parte delle auto, delle moto e dei pullman che oggi intasano le strade. In alcune metropoli del mondo, cabinovie analoghe alle nostre vengono impiegate con grande successo per risolvere il problema della viabilità cittadina, la stessa cosa la potrebbero fare qui da noi. Inoltre, i maggiori produttori di sistemi di trasporto a fune, Leitner e Doppelmayr, stanno sempre di più studiando nuove possibilità di impiego di questi sistemi per la viabilità sostenibile».
La strada della sostenibilità, infatti, passa anche dalla riduzione del traffico su strada: «È ineluttabile che si chiudano i passi al traffico automobilistico», taglia corto Pappalardo. «Non è giustificata la resistenza di alcuni operatori turistici. Hanno tutto da guadagnare da un trasporto non inquinante».
Il tema è stato al centro anche di tre anni di studio, nell’ambito del progetto “DS Responsibility”, in cui Dolomiti Superski e le sue 130 società funiviarie affiliate hanno analizzato a fondo il proprio operato dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Con il supporto di Terra Institute di Bressanone, agenzia specializzata nell’accompagnare realtà aziendali verso processi produttivi sempre più sostenibili, è stato definito un percorso suddiviso in più fasi.
In quella dell’analisi si è calcolato che le emissioni di C02 prodotte dall’intero sistema del Consorzio Superski sommano a un totale di 60mila tonnellate di anidride carbonica o biossido di carbonio all’anno. Qui sono comprese le emissioni dirette come, per esempio, nel caso dei mezzi battipista, dei trasporti di collaboratori verso e di ritorno dal posto di lavoro, ma anche quelle indirette relative sempre esemplificativamente, al funzionamento degli impianti di risalita e dei sistemi di innevamento programmato.
È sempre molto difficile effettuare dei confronti, tuttavia per meglio collocare la dimensione, basti pensare che ogni abitante delle Provincie di Bolzano, Trento e Belluno produce una emissione media annua di anidride carbonica pari a 7,5 tonnellate.
Le emissioni di Dolomiti Superski corrisponderebbero allo 0,63% del totale prodotto nelle tre Province.
«Gli impiantisti hanno a cuore il rispetto della natura e dell’ambiente, grazie al quale possono offrire i propri servizi. Probabilmente non siamo però abbastanza bravi a comunicarlo. Basti pensare ai costanti e cospicui investimenti in tecnologie d’avanguardia per gli impianti di risalita e di innevamento, che hanno ridotto il fabbisogno di acqua ed energia elettrica in percentuali elevatissime negli ultimi 40 anni», precisa Andy Varallo, presidente di Dolomiti Superski.
«Il nostro è un concetto di sostenibilità credibile», ribadisce Varallo. «Vogliamo essere trasparenti fino in fondo e mettere sul tavolo i nostri punti di forza, ma anche le nostre criticità, gli ambiti di lavoro dove dovremo impegnarci ancora di più tutti insieme. Il percorso verso la neutralità climatica, come in ogni settore industriale ed economico, è particolarmente complesso. Tuttavia, vi sono anche strumenti di compensazione riconosciuti a livello internazionale che nel frattempo ci possono consentire di bilanciare le emissioni».
Il progetto “Ds Responsability” è tutt’altro che terminato.
È previsto che nella prossima fase, in ogni comprensorio del Dolomiti Superski, venga studiato e messo in pratica un progetto concreto volto alla riduzione della propria impronta di CO2. Al termine di questa fase si potranno contare almeno 12 progetti già implementati, comprensivi di esperienze e modalità di realizzazione. Questi verranno condivisi con gli altri consorzi di valle, che potranno riprendere le idee e le procedure già messe a terra, ed implementare a loro volta questi progetti. «L’obiettivo è quello di definire delle modalità operative che mettano sempre il rispetto dell’ambiente naturale davanti a tutto» afferma Pappalardo.
