Ivrea, presidio per la pace: l’arcobaleno sventola sulle parole di Bettazzi
IVREA . Ai sette colori dell’arcobaleno che formano la bandiera della pace se ne è aggiunto oggi un ottavo. Un punto di nero, un piccolo lembo di stoffa che svetta solitario sulla punta dell'asta. Un segno di lutto per monsignor Luigi Bettazzi, che ci ha lasciato appena una settimana fa. Il presidio per la pace del 22 luglio in piazza Ferruccio Nazionale, evento che a Ivrea si svolge ininterrottamente ogni sabato mattina da più di un anno e mezzo, è infatti dedicato proprio a lui, il vescovo più amato dalla città, che per la pace ha sempre speso tutte le sue forze. È il primo presidio di questo genere da quando Bettazzi non è più tra noi, ma la sua presenza e la sua influenza si sentono ancora forti e chiare: il primo testo, letto pubblicamente da Pierangelo Monti presidente del Movimento internazionale della riconciliazione, fu scritto dal vescovo stesso più di vent’anni fa per i giovani, che esorta a spendersi sempre per una pace disarmata. Un pensiero radicalmente non-violento che ancora oggi risulta fortemente attuale, e che il presidio chiede di applicare non solo alla famigerata guerra in Ucraina, ma anche a tutti quei conflitti meno noti che oggi come ieri distruggono vite in ogni parte del mondo.
Un esempio, nominato durante il presidio, il conflitto tra Armenia e Azerbaigian, il cui fulcro sono ancora una volta le pretese di entrambi gli Stati sul territorio del Nagorno Karabakh. Si continua con la lettura ad alta voce della lettera inviata dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, per commemorare la vita di Luigi Bettazzi e il suo impegno per la pace. Lettera che però non è mai stata letta durante le esequie del vescovo, fatto che ha creato non pochi malumori tra i tanti ammiratori degli insegnamenti e dell’operato del monsignore. «È stato un vescovo del Concilio Vaticano II – afferma il cardinale nel suo scritto – non è mai entrato, né prima né dopo, nella folta schiera dei profeti di sventura. Coloro che, non senza offesa, al successore di Pietro preferivano e preferiscono continuare a usare le armi del rigore, credendole indispensabili per difendere la verità, evocando improbabili periodi passati, senza imparare dalla storia. Era libero, perché amava Dio e la Chiesa. Cercava il dialogo, non perché ambiguo, facile, ma proprio perché convinto della propria identità, senza ossessioni difensive, che vedono il nemico dove non c’è e non lo riconoscono dove invece si annida. Ascoltava per rispondere e non per parlare sopra». Ultima lettura conclusiva, quella della lettera inviata dal vescovo di Altamura e presidente di Pax Christi Italia Giovanni Ricchiuti, nella quale ringrazia Bettazzi per il suo operato. Consapevole che, anche adesso che non c’è più, egli continuerà a camminare al fianco di tutti coloro, fedeli e non, che si impegnano per la pace. LORENZO ZACCAGNINI
