Indice di gradimento dei ministri del Governo Meloni: il padovano Urso batte tutti
Chi se la ride, chi fa penitenza. La classifica della fiducia popolare ai 24 ministri del governo Meloni, aggiornata da Noto sondaggi per Repubblica, riserva verdetti sorprendenti agli esponenti del centrodestra, generando un effetto urticante nella politica veneta.
Ai capi opposti della graduatoria, due vecchie volpi investite di una missione cruciale dai partiti di provenienza. In prima posizione (44% di gradimento, un punto in più rispetto alla precedente rilevazione di giugno) c’è Adolfo Urso, padovano di Sicilia eletto in Veneto: regge il dicastero delle imprese e del made in Italy, è l’ambasciatore di Fratelli d’Italia nel circuito produttivo del Nordest. Fanalino di coda (22%, 2) è il leghista lumbard Roberto Calderoli, ministro degli Affari regionali e delle autonomie, autore del disegno di legge per il federalismo differenziato all’esame del Parlamento.
Attenzione: gli esperti osservano che spesso il giudizio dei cittadini va oltre le presunte qualità e limiti del sondato, privilegiando invece l’atteggiamento verso le categorie di riferimento o l’indirizzo politico del mandato. Nel concreto: il circuito industriale e artigiano mostra di apprezzare l’impegno di Urso nella promozione tecnologica e la tutela dei marchi nostrani sui mercati internazionali, circostanza che ha favorito l’apertura di credito verso la destra tricolore, sospinta dagli elettori al doppiaggio clamoroso della Liga. Quest’ultima concepisce l’autonomia come una terra promessa e, per voce del presidente Luca Zaia, plaude a più riprese all’operato dell’esperto Calderoli, reputato una garanzia nell’argomentazione e nella difesa del progetto di devolution; meriti che diventano colpe agli occhi di ampie fasce dell’opinione pubblica nel Centro-Sud, tenacemente avverse all’aumento di competenze e poteri alle regioni nordiste, nonché dell’opposizione dem e 5 Stelle, folgorata sulla via del centralismo dopo l’iniziale sostegno alla riforma.
Che altro? A fronte di una media fiduciaria pari a 31,5% (-0,3 alla compagine), i ministri veneti non brillano: se Carlo Nordio (Giustizia) occupa il 15° posto, gravato forse dalle polemiche sull’ipotesi di cancellazione del concorso esterno in associazione mafiosa - ancor più distanziata risulta Elisabetta Casellati (Riforme istituzionali) che sconta a usa volta il “peccato autonomista” e permane in 19ª posizione.
Infine, il colpo d’occhio alla tabella regala due sorprese: la lusinghiera piazza d’onore conservata, in barba alle gaffe, da Gennaro Sangiuliano (Cultura); e il buon esito del titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, che incurante del baccano sui migranti presidia il terzo gradino davanti a Giancarlo Giorgetti, il bocconiano del Carroccio che governa il Mef, e Francesco Lollobrigida, cognato di donna Giorgia con delega alle politiche agricole.
I leader di partito? Testa a testa (35%) tra Antonio Tajani e Matteo Salvini, lontani dal podio però.
