L’ex moglie del senzatetto ucciso a Udine: «Luca era un uomo buono»
TRIESTE Quando iniziò a frequentare la donna che sarebbe diventata sua moglie, Luca Tisi viveva già in strada. «Ci conoscemmo in stazione e nacque un’amicizia bellissima. Mi invitava a stare da lui, nel suo giaciglio fatto di cartoni, vicino a piazza Libertà, e io lo seguivo volentieri, anche se non capivo perché lo facesse: aveva una casa a Mortegliano e veniva da una famiglia benestante».
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Fadia oggi ha 49 anni e per quanto il matrimonio con Luca sia un ricordo ormai lontano, parlarne è fonte di gioia. «Stavamo così bene insieme, che decidemmo di sposarci e per i cinque anni che seguirono abitammo in una casa, in via Latisana», racconta, con una musicalità nella voce che ne tradisce le origini colombiane. Le nozze furono celebrate nel Comune di Mortegliano 25 anni fa. Poi l’idillio finì, ma anche dopo la separazione continuarono a sentirsi. E quando, sabato mattina, il corpo del senzatetto 58enne è stato trovato massacrato di coltellate nella porzione di galleria dei condomini “Alpi” che aveva eletto a proprio domicilio, Fadia è stata una delle prime a essere informate dalla Polizia.
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«Immaginare ciò che gli è successo mi ha fatto troppo male – dice –. L’ultima volta che lo vidi fu tre mesi fa. Lo incontravo quando andava a lavarsi in stazione o ero io ad andare a trovarlo in galleria. Parlavamo molto e non litigavamo mai». Ora, in mezzo ai tanti fiori portati al posto del sacco a pelo che fu di Luca, ci sono anche i suoi. «È assurdo che qualcuno abbia voluto fargli del male – continua –: era l’uomo più buono del mondo e se aveva un pezzo di pane non esitava a dividerlo con gli altri».
E se è vero che in passato fu a sua volta protagonista di episodi di violenza, è ancora Fadia a stemperarne la portata. «Quando finì nei guai, per avere usato un coltello contro un commerciante, eravamo già separati – ricorda –. Ma io andavo da lui a portargli la biancheria e da mangiare: ripeteva di non essere un ladro e gli credevo, anche perché non aveva bisogno di rubare». Del resto, chi lo ha conosciuto è così che lo descrive: un uomo tranquillo. «Della sua vita non parlava volentieri. So che aveva studiato e che per un po’ lavorò come infermiere in un centro per persone con problemi mentali. Anche della sua famiglia d’origine so pochissimo». — l.d.f.
