Sudan senza tregua: respinto assalto all’Ambasciata francese, bombe su Khartoum. Uccisi operatore Onu e un cittadino Usa
Non c’è tregua in Sudan, dove esplosioni e colpi di arma da fuoco si sono uditi a Khartoum nelle prime ore del primo giorno della ricorrenza di Eid al-Fitr che segna la fine del Ramadan e per la quale le Nazioni Unite avevano sperato in una tregua. La portavoce dell’Oms ha riferito che sono 413 le persone morte e 3.551 quelle rimaste ferite dall’inizio degli scontri. Tra queste c’è anche un operatore dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) dopo che “il veicolo su cui viaggiava con la sua famiglia è stato colpito in uno scambio di colpi di arma da fuoco fra le due parti belligeranti”. Anche un cittadino americano, come confermato dal Dipartimento di Stato, è rimasto ucciso negli scontri. Al momento non si hanno altre informazioni se non che l’uomo non lavorava per l’ambasciata a Khartum. Intanto nella capitale la residenza dell’Ambasciatore di Francia è stata “assaltata da una banda di miliziani sbandati” che però sono stati “respinti”. Inoltre “una bomba – ha riferito una fonte qualificata – è caduta a breve distanza dall’Ambasciata di Francia”.
Prima dell’alba, come ogni mattina dal 15 aprile, sono esplosi colpi di arma da fuoco e raid aerei, riferiscono testimoni. “Nella notte diversi quartieri di Khartoum sono stati bombardati e sono tuttora oggetto di bombardamenti e scontri tra l’esercito e (i paramilitari) delle Forze di supporto rapido (Rsf)”, ha detto questa mattina il sindacato dei medici. Ieri, i contatti diplomatici si erano intensificati: il generale Abdel Fattah al-Burhane, capo dell’esercito e capo de facto del Sudan dal putsch del 2021, aveva annunciato di essere stato contattato dai leader della regione regionali dal capo dell’Onu Antonio Guterres e dal segretario di Stato americano Antony Blinken. Tutti avevano chiesto la fine dei combattimenti contro i paramilitari della Fsr del generale Mohamed Hamdane Dagalo, il suo numero due dopo il putsch, per l’Eid al-Fitr, che segna la fine del digiuno del Ramadan. Le stesse Fsr hanno annunciato “il loro accordo per una tregua di 72 ore” in una guerra civile che ha già causato più di 330 vittime. Ma contemporaneamente il generale Burhane è apparso per la prima volta dall’inizio delle ostilità alla televisione di stato. Ha pronunciato un discorso alla nazione in occasione dell’Eid senza mai accennare ad alcuna tregua.
Il dipartimento della Difesa Usa intanto ha iniziato a pre posizionare militari nel caso si renda necessaria l’evacuazione di emergenza del personale diplomatico e di altri americani dal Sudan. Biden ha deciso nei primi giorni della settimana, dopo che un convoglio americano a Khartoum è stato preso di mira e due tentativi di cessate il fuoco sono falliti, di spostare forze ed equipaggiamenti in una base “vicina” a Gibuti. “Nessuna decisione è stata ancora presa sull’evacuazione”, ha precisato Kirby, precisando che i funzionari americani in Sudan “si stanno riparando nelle loro case o posti di lavoro anche se il dipartimento di Stato sta cercando di riunire il personale in un luogo centrale di Khartoum”.
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