Museo del mare a Grado, apertura nel 2024: le navi romane per promuovere il turismo
Strade di terra e di mare che si incrociano nel segno del turismo lento e sostenibile. Reperti e opere d’arte che raccontano la storia e l’economia di un territorio, cammini storici e religiosi, ciclovie, immersioni con tuta e boccaglio, ma anche virtuali, alla scoperta di antichi relitti, capaci di trasformarsi in veri propri musei sottomarini.
Musei come quelli riuniti sotto una rete guidata da Erpac, l’Ente regionale Patrimonio culturale Fvg, capofila del progetto UnderwaterMuse, oggi confluito in Boost5 assieme ad altri quattro progetti di cooperazione transfrontaliera che coinvolgono l’Italia e la Croazia, sponde opposte di un Adriatico da valorizzare anche nel segno della cultura. Se n’è parlato ieri a Villa Manin, sede di una giornata di studi organizzata proprio dall’Erpac per discutere delle potenzialità del turismo sostenibile come chiave per «affrontare le sfide dello sviluppo della Regione Adriatica».
A parlare di UnderwaterMuse Rita Auriemma, archeologa e professoressa associata dell’università del Salento, oltre che ex direttrice scientifica dell’Erpac. Profonda conoscitrice anche della realtà regionale, Auriemma ha parlato delle potenzialità non solo culturali del progetto, che ha consentito la valorizzazione archeologica e turistica di tre poli: Grado e la sua laguna, Torre Santa Sabina nell’Alto Salento, in provincia di Brindisi, e Resnik, sulla sponda dalmata dell’Adriatico, nei pressi di Spalato. Capofila di UnderwaterMuse, Erpac ha portato a termine, alla fine dell’estate 2021, la valorizzazione “in situ” del relitto ribattezzato Grado 2, per distinguerlo dalla “Julia Felix”, la nave oneraria romana del III secolo rinvenuta nel 1986 destinata ad essere il nucleo del Museo Archeologico nazionale di Grado, inaugurato nel 2014 ma mai aperto.
Se il cosiddetto “Museo del Mare” di Grado è un miraggio rinviato di anno in anno, con l’ultima proroga che ne fissa l’apertura al pubblico entro il 2024, il prezioso carico di anfore da vino di Grado 2 è già raggiungibile per gli esperti di immersione, protetto da una griglia in ferro che protegge il fondale dov’è adagiato il relitto, a una decina di miglia marine dalla costa.
Un privilegio riservato solo ai subacquei? Non è così. Il sito di Grado, così come quelli di Resnik e di Torre Santa Sabina, è stato mappato in 3D per consentire anche immersioni virtuali tramite appositi visori e consolle.
Ma la vera sfida è quella di creare una rete che leghi musei di terra e di mare, i percorsi delle ciclabili e dei cammini con le proposte di escursione subacquea o in barca, le attrazioni di Grado con il sito Unesco di Aquileia, «la quarta città dell’impero e lo scalo più importante dell’Alto Adriatico, di cui la laguna di Grado e Marano costituiva di fatto l’avamporto», ha spiegato Auriemma, non senza citare tanti altri potenziali musei sottomarini, disseminati lungo le due coste dell’Adriatico, da Grado a Miramare, da Muggia a punta Salvore, dall’Istria a Venezia e Ravenna, dalla Dalmazia alla Puglia. Siti e reperti che non ci raccontano soltanto la tragica fine di navi e di vite inghiottite dal mare, ma anche come si sono evolute, nei secoli e nei millenni, la geografia, la storia e l’economia delle nostre terre.
