Addio all’ultimo prefabbricato del terremoto: sarà demolito e farà spazio a un punto di ristoro
Si demolisce l’ultimo prefabbricato del terremoto che ospitava un bar storico, ma la tradizione resterà viva anche in futuro perché al suo posto sorgerà un punto ristoro e affittacamere per il turismo lento. In via Artegna sulla provinciale “Glemonense”, sono iniziati i lavori per lo smantellamento del fabbricato che fino a pochissimo tempo fa ha ospitato il bar “Da Canele”.
Il proprietario Maurizio Patat ha infatti deciso di realizzare un punto di ristoro per il turismo, partendo dalla demolizione di una struttura in prefabbricato che è lì dal post terremoto, quando l’originario edificio novecentesco crollò con il sisma del 1976.
«Nella prima parte del locale che ora stiamo demolendo – spiega Maurizio Patat – voglio realizzare un punto di ristoro e poi successivamente in quella anteriore che butteremo giù successivamente, delle camere. È quello che chiede il turismo di oggi visto che nel territorio servono posti letto per chi arriva in bicicletta. Ma poi è un investimento che faccio perché credo sia giusto che il borgo continui ad avere i suoi punti di riferimento anche se i tempi cambiano e il numero dei residenti è diminuito molto nel corso degli anni».
Sulla carta, quel locale era denominato “Al Ponte”, un nome che gli deriva probabilmente per la vicinanza con il ponte sull’Orvenco, il torrente che segna il confine fra il borgo di Maniaglia a Gemona e Artegna. Nonostante questo, tutti ricordano quel posto come il bar “Da Canele”, un nome che si portava addosso ancora nel 1933, quando la nonna di Maurizio, Alice Madile, lo acquistò da una precedente titolare che in quei locali gestiva un bar che faceva pure da alimentare e negozio di prossimità dove si vendevano spezie: forse, “Da Canele” deriva da quello, forse i residenti compravano allora la cannella in quel luogo.
Dagli anni Trenta, il bar è stato portato avanti da Alice Madile fino al 1973, quando la gestione passò in mano a Licia Bierti, la mamma di Maurizio. Nel 1976, l’edificio che ospitava anche gli spazi di casa Madile, crollò, e per oltre un anno la famiglia visse in una casetta di legno che era stata messa a disposizione per gli sfollati. Alla fine del 1977, i Madile riebbero il loro bar “Da Canele” in un prefabbricato.
Quella struttura è rimasta operativa fino a ora: in quel luogo, Licia ha accolto per tutti questi decenni prima la comunità di Maniaglia che nel dopo terremoto stava nella baraccopoli della vicina via Rio Petri, e poi sempre i lavoratori che la sera vi passavano dopo il lavoro per bere un bicchiere, scambiare quattro chiacchiere e magari fare un paio di mani a briscola.
Ora, quel mondo è cambiato, ma la “Canele” ci sarà ancora in futuro: «Tutto è molto diverso oggi – dice Maurizio –: una volta il vino era più leggero e costava di meno, oggi è necessario proporre dei prodotti doc, che costano di più ma si bevono meno bicchieri. Una volta venivano a giocare a briscola, e oggi ciò non succede più. In questo investimento il mio cruccio è tuttavia la volontà di mantenere un posto per la socialità nel nostro borgo».
